DOLORE ALLA TIBIA? ANALIZZIAMO IL PROBLEMA

di | 23/03/2020

Il dolore alla tibia è un sintomo che obbliga a tenere in considerazione diverse possibili patologie che spesso si confondono fra di loro; generalmente questo tipo di dolore insorge in tutte quelle persone che hanno intrapreso l’attività sportiva da poco tempo, in chi riprende l’attività sportiva dopo un periodo di riposo, oppure negli atleti che hanno aumentato in modo considerevole il carico degli allenamenti settimanali.

Ma vediamo più nello specifico quali sono quei fattori di rischio che posso causare dolore alla tibia:

  • Un’improvvisa variazione nel livello di attività, come un nuovo programma di esercizio o il brusco aumento della distanza o della velocità della corsa (aumento del volume dell’allenamento),
  • Correre su superfici dure o irregolari,
  • Correre con scarpe inadatte o usurate, che non ammortizzano né sostengono adeguatamente il piede,
  • Sovrappeso,
  • Piedi piatti o piedi che tendono a ruotare in dentro (condizione nota come sovra-pronazione),
  • Polpacci contratti e caviglie deboli, o un tendine di Achille (la banda di tessuto che collega il tallone ai muscoli del polpaccio) eccessivamente teso,
  • Fumo,
  • Carenza di vitamina D.

Le donne sembrano esserne più soggette rispetto agli uomini.

PATOLOGIE DELLA TIBIA

Il dolore alla tibia può essere causato da diverse patologie, in questo articolo analizzeremo le più comuni:

Periostite tibiale

La periostite tibiale è la forma più comune: ad essere coinvolto è il periostio della tibia nelle aree in cui si inseriscono i muscoli soleo e tibiale posteriore e la fascia che le ricopre.

A seconda della zona nella quale è localizzato il processo infiammatorio si possono distinguere:

  • Periostite tibiale anteriore: l’infiammazione è localizzata nella zona frontale della tibia;
  • Periostite tibiale posteriore: l’infiammazione è localizzata nella regione interna della gamba, lungo la tibia.

In caso di periostite potrete trarre grande giovamento con la magnetoterapia da fare a casa. Tra tutti i macchinari di magnetoterapia in commercio ti consiglio quella della WELLMAG. Poco ingombrante e, lasciatelo dire, dalle stesse prestazioni dei macchinari ambulatoriali. Puoi vederlo e volendo acquistarlo da qui.

Frattura da stress

La frattura da stress, è una microfrattura dell’osso, cioè una frattura non completa che però intacca comunque l’osso e causa un dolore acuto in una zona bel limitata della gamba. Alla semplice pressione delle dita si avverte il dolore, che risulta maggiore al risveglio, nelle prime ore del mattino.

La frattura da stress è diagnosticabile mediante scintigrafia ossea (una tecnica diagnostica che eccelle per la sua sensibilità, anche se non per la sua specificità); generalmente il riposo assoluto permette all’osso di rigenerarsi e alla microfrattura di saldarsi, anche se in tempi piuttosto lunghi (dell’ordine di qualche mese).

La sindrome del tibiale si distinguibile dalla frattura da stress perché il dolore è più generalizzato (non c’è un punto preciso, né a riposo né durante la corsa o l’attività fisica). Il dolore inoltre peggiora se, alzando la gamba al di sopra dell’anca, si flette il piede avanti e indietro.

Anche in caso di frattura da stress la terapia più consigliata rimane la magnetoterapia da fare tutti i giorni. Se non l’hai visto prima, puoi vedere ora il macchinario WELLMAG.

Una delle cause di dolore alla tibia è la frattura da stress
Una delle cause di dolore alla tibia è la frattura da stress

La sindrome compartimentale

Sindrome compartimentale è una terminologia un po’ oscura utilizzata per indicare una patologia di tutto un compartimento muscolare (quello appunto della gamba) in cui il dolore è generato dalla compromissione della vascolarizzazione della gamba: la circolazione del sangue non è efficiente e i muscoli ne risentono. Questa sindrome differisce dalle patologie considerate perché ci sono alcuni sintomi tipici, come un’anomala eccitabilità nervosa della gamba e una notevole debolezza muscolare.

Eccessiva pronazione o attività particolari

Escludendo la frattura da stress o la sindrome compartimentale, si può diagnosticare un’affezione dolorosa della tibia anche considerando alcune caratteristiche che predispongono a questo tipo di patologia, come l’eccessiva pronazione o abitudini di corsa particolari, come prediligere la corsa in salita o in pista, ove si mantiene la stessa direzione di corsa e le due gambe sono sollecitate in modo differente.

Il caso più comune è il dolore localizzato nella parte anteriore della tibia, mentre quello interno è causato generalmente da un’asimmetria tra i muscoli del polpaccio e quelli frontali. I muscoli del polpaccio poco sviluppati costringono quelli frontali a un maggior carico con conseguente insorgere della patologia. Per questo motivo le affezioni della tibia colpiscono spesso i principianti o chi riprende dopo un infortunio, casi tipici di un ridotto sviluppo muscolare.

Il morbo di Osgood-Schlatter

Il morbo di Osgood-Schlatter è una patologia infiammatorio-degenerativa a carico della tuberosità tibiale. È una delle varie forme di osteocondrosi.

Il morbo di Osgood-Schlatter interessa sia femmine che maschi, ma in questi ultimi la frequenza è tre volte superiore. Nei soggetti di sesso maschile la patologia si manifesta generalmente nel periodo compreso tra gli 11 e i 15 anni di età, mentre nelle femmine in quello compreso fra gli 8 e i 13 anni; ciò è dovuto al fatto che nel sesso femminile il processo di ossificazione dell’apofisi tibiale inizia più precocemente.

Nel 25-30% dei casi circa, la malattia di Osgood-Schlatter colpisce bilateralmente.

Sintomi dolorosi della tibia: quali cause?

Quanto a una chiara spiegazione delle cause effettive delle affezioni dolorose della tibia, ancora oggi non ci sono idee molto chiare: si pensa che la sofferenza si dovuta alla fuoriuscita di liquido dall’osso al muscolo circostante, che crea un’infiammazione simile alla periostite che può estendersi anche al muscolo.

Terapia

Appena si avverte il dolore, è necessario agire subito. Se si trascura il problema, può solo peggiorare e limitare o addirittura bloccare l’allenamento.

Dal momento che si tratta comunque di un processo infiammatorio, anche se non ben identificato, il primo trattamento consiste nell’interrompere completamente la corsa e nell’applicazione costante di ghiaccio secco. QUI puoi vederlo nei comodi sacchetti che fanno sia caldo che freddo. GEL CALDO/FREDDO.

Concedere al corpo una pausa

Il dolore è il segnale che il corpo ha bisogno di riposare. Corse brevi e facili sono ideali se il dolore non è forte, altrimenti è necessaria una pausa vera e propria di alcuni giorni per dare il tempo ai muscoli interessati di recuperare.

Stretching

Alcuni esercizi di stretching e di potenziamento possono essere utili, almeno nella fase non acuta del dolore: nel caso di dolore mediale, è indicato lo stretching del tendine d’Achille, mentre nel caso di dolore anteriore è meglio praticare lo stretching dei polpacci. Un esercizio molto utile consiste nel tracciare da posizione seduta, le lettere dell’alfabeto e i numeri con la punta del piede, alternando tra quello sinistro e destro.

Rafforzare i piedi

I runner che hanno dei piedi instabili soffrono più spesso di dolori agli stinchi. Nel caso dell’iperpronazione per esempio (rotazione del piede dopo l’impatto al suolo con ritardo nella fase di spinta) si ha una tensione eccessiva sul piede. A questo proposito potrebbe essere utile un programma specifico e per rafforzare i muscoli dei piedi. Anche la scelta delle scarpe è importante in quanto bisognerebbe scegliere scarpe che danno un maggior supporto al piede.

Ecco alcuni esercizi utili per rafforzare la muscolatura del piede e prevenire il dolore alla tibia

  • In piedi sulle punte: 3×30 ripetizioni al giorno: Oscillare dal tallone fino alle punte dei piedi. Piegare le ginocchia e sollevarsi sulle dita dei piedi. Fare molta attenzione sulla transizione dal tallone alle punte dei piedi. Questo esercizio ha l’obbiettivo di rilassare e rafforzamento dei piedi e degli stinchi.
  • Rotazione del piede: circa 2-3 minuti al giorno Sollevare il tallone e appoggiare la parte anteriore e le dita dei piedi sulla pallina. A partire dall’alluce, cercare di allungare lentamente il piede da destra a sinistra facendo oscillare lentamente la pianta del piede e aumentare la pressione per circa 60 secondi. Questo esercizio ha l’obbievo di ridurre la tensione muscolare sui piedi.
  • Rafforzamento piedi e polpacci: 3×30 ripetizioni al giorno: Con una fascia elastica, avvolgere la parte anteriore del piede, spingere in basso la caviglia il più possibile e flettere e stendere il piede. Questo esercizio ha l’obiettivo di rafforzare dei muscoli del piede e dei polpacci.

Ridimensionare l’allenamento

Il dolore alla tibia descritto spesso è causato da una crescita troppo rapida dell’intensità e del volume di una disciplina sportiva (corsa, danza, camminata). Dopo ogni sforzo, assicurarsi di concedere al corpo il giusto recupero per dare il tempo ai muscoli di adattarsi al crescente stimolo allenante.

Prevenzione

Ecco come alcuni consigli per prevenire il dolore alla tibia:

  1. Calzare scarpe che ammortizzino e sostengano il piede adeguatamente; può essere utile consultare un esperto.
  2. Per quanto possibile correre e allenarsi su superfici piane e morbide.
  3. Variare il proprio livello di attività con gradualità.
  4. Alternare esercizi ad alto impatto (esempio: la corsa) con attività più blande, come ad esempio il nuoto.
  5. Dimagrire se in sovrappeso.
  6. Praticare un adeguato riscaldamento prima dell’attività fisica e stretching alla fine.
  7. Consultare un podologo (specialista dei piedi) se affetti da piedi piatti o in pronazione eccessiva. Il podologo può consigliare inserti di sostegno per le scarpe per ridurre la pressione sugli stinchi.
  8. Cicli di magnetoterapia anche quando è passato il dolore. Per casa consiglio la magneto portatile.(Non serve spendere una esagerazione per il macchinario ricordatelo).

Se ti è interessato l’articolo Fisioterapia per la frattura del piatto tibiale ti consigliamo di leggere anche: fisioterapia per la frattura del piatto tibiale.

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Dott. Fabio Marino

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