DOLORE ULTIME VERTEBRE LOMBARI

di | 04/04/2020

In questo articolo analizzeremo il dolore che colpisce le ultime vertebre lombari, in particolar modo tutte quelle problematiche che riguardano: L4-L5/L5-S1.

Patologie che causano maggiormente dolore alle ultime vertebre lombari

Per quanto riguarda le patologie che causano dolore alle ultime vertebre lombari (L4-L5/L5-S1) le più diffuse sono:

  • Ernie del disco;
  • Stenosi del canale lombare;
  • Fratture lombari.
  • Morbo di Paget

Analizziamo nel dettaglio ciascuna di queste problematiche:

Ernia del disco

Tra una vertebra e l’altra c’è un disco composto da materiale gelatinoso, che serve ad ammortizzare i traumi e a permettere il movimento.

Nel tempo questo disco si può usurare ed in parte rompere: quando questo succede, la parte centrale del disco (nucleo polposo) può uscire dalla sua sede e migrare verso l’esterno.

Nella maggior parte dei casi, il nucleo polposo erniato colpisce il midollo spinale o i nervi che da esso partono e vanno verso l’arto inferiore.

Questo evento spesso succede tra le ultime vertebre lombari (L4-L5 o L5-S1) e la sintomatologia che riscontriamo è la seguente:
  • L5-S1: il dolore lombare irradia la faccia posteriore della coscia e della gamba, il lato esterno e le ultime dita del piede. Può causare perdita della forza durante flessione plantare del piede che si manifesta con la difficoltà a camminare sulle punte del piede.
  • L4-L5: il dolore lombare irradia la faccia postero-laterale della coscia, il lato esterno del polpaccio, il collo del piede, l’alluce e il secondo dito del piede. Può causare perdita di forza nella estensione del piede che si manifesta con la difficoltà a camminare sul tallone.
 
 
Dolore alle ultime vertebre lombari
Dolore alle ultime vertebre lombari: quando l’ernia colpisce il tratto lombare, il dolore si irradia sull’arto inferiore

Terapia per ernia del disco

La terapia iniziale è sempre conservativa. consiste nel riposo e nella somministrazione di farmaci antinfiammatori.

Particolarmente utile, nel trattamento dell’ernia discale, è un ciclo di ozonoterapia.

Passata la fase acuta è consigliabile impostare un programma fisioterapico.

Il fisioterapista deve tarare gli esercizi sulle esigenze e sulle condizioni del paziente; incentrandosi non solo sulla maggiore o minore gravità dei sintomi ma anche sull’età e sulle necessità di tutti i giorni.

Generalmente nei training che si propongono ci sono esercizi basati sul metodo McKenzie, che intervengono sulla decompressione dei nervi in particolare in caso di ernia cervicale, ed esercizi di stretching.

La terapia chirurgica urgente si impone solo nel caso in cui siano presenti deficit neurologici importanti.

Se dopo circa sei settimane dall’inizio dei sintomi la situazione non migliora, né con i farmaci, né con ozonoterapia e fisioterapia, va allora considerata la soluzione chirurgica.

Stenosi del canale lombare

La stenosi lombare è un restringimento del diametro del canale vertebrale a livello del rachide lombo-sacrale. Le alterazioni della colonna che derivano da tale processo possono esercitare una pressione sulle radici nervose, prima che quest’ultime escano dai forami intervertebrali, causando dolore alle ultime vertebre lombari. (Può irradiarsi anche alle gambe).

Questa condizione patologica è prevalentemente acquisita, ma può essere anche congenita.

La stenosi lombare è una causa comune di sciatalgia nei pazienti di mezza età e negli anziani, nei quali, per certi versi, il processo può essere considerato quasi fisiologico: le dimensioni e la forma del canale vertebrale, infatti, tendono a subire alcune variazioni con l’invecchiamento. Queste modificazioni risultano più accentuate nelle persone che svolgono lavori che sottopongono la schiena a sforzi eccessivi e sono in sovrappeso.

I pazienti possono riferire un dolore che si irradia dal tratto lombare ai glutei, alle parte posteriore delle cosce o ai polpacci durante la deambulazione, nel salire le scale o, semplicemente, stando in piedi.

Il dolore alle ultime vertebre lombari si allevia quando si flette il busto in avanti o ci si siede. 

La stenosi vertebrale può essere trattata temporaneamente con farmaci antidolorifici ed antinfiammatori, riposo e fisioterapia. Nei casi più avanzati, invece, è necessario un intervento chirurgico.

Morbo di Paget

Il morbo di Paget è una malattia metabolica dell’osso che comporta un’alterazione del rimodellamento osseo, che avviene con un ritmo esagerato e disordinato, minando l’integrità strutturale dello scheletro e predisponendo alle fratture e alle malformazioni ossee.

La causa della malattia ossea di Paget è ancora sconosciuta, le ipotesi più accreditate sono due:
  • Infezione virale: Un virus a lenta replicazione si localizzerebbe a livello delle cellule ossee molti anni prima della comparsa dei sintomi (questo agente infettante potrebbe attaccare gli osteoclasti).
  • Fattori genetici.

Molti pazienti non sanno di essere affetti da morbo di Paget, poiché il disturbo può presentarsi in forma subdola, asintomatica o con sintomi lievi. In molti casi, la diagnosi viene definita accidentalmente o solo dopo l’insorgenza delle complicazioni.

I sintomi più comuni del morbo di Paget possono includere:
  • Dolore alle ossa e rigidità articolare;
  • Intorpidimento, formicolio e debolezza;
  • Deformità ossee: allargamento dei segmenti interessati ed altre deformità visibili.

Purtroppo il trattamento di questa patologia ha come obiettivo principale quello di alleviare il dolore osseo e prevenire la progressione della malattia. In generale, i farmaci di prima scelta sono i bifosfonati (potenti inibitori del riassorbimento osseo)

Frattura vertebra lombare

Le fratture del tratto dorso-lombare rappresentano circa l’80% di tutte le lesioni ossee vertebrali.

Non è frequente vedere questa condizione patologica in centri privati di fisioterapia, perché le fratture vertebrali lombari possono avere conseguenze molto gravi, come la lesione midollare e la paralisi degli arti inferiori.
In questo caso queste fratture vertebrale sono chiamate “fratture mieliche” per via dell’interessamento midollare.

Nei centri privati di fisioterapia vengono trattate soprattutto le “fratture lombari amieliche” che, come suggerisce il nome, non hanno conseguenze sul sistema nervoso.

La distinzione tra frattura mielica e amielica è fondamentale poiché condiziona in modo consistente l’inquadramento clinico, la prognosi e il conseguente iter terapeutico.

I meccanismi che portano alla lesione delle vertebre lombari sono vari e qui di seguito ti verranno elencati quelli più frequenti:
  • Traumi indiretti: riguardano soprattutto il sesso maschile tra i 40 e i 50 anni, e sono provocati da traumi che portano a una iperflessione del tratto lombare, come una brusca caduta sui piedi o sulle natiche, in cui il corpo vertebrale che si trova nella massima zona di curvatura si lesiona per eccessiva compressione.
  • Crolli osteoporotici: interessano principalmente il sesso femminile che è più soggetto alla condizione osteoporotica.
  • Traumi diretti: come il caso degli incidenti stradali tra i motociclisti i colpi di arma da fuoco o impatti violenti con oggetti molto duri e resistenti.

Ad ogni tipologia di frattura si ha una prognosi differente, che varia dal semplice stare fermi al letto in attesa che si calcifichi la lesione ossea al ricovero in un centro neurologico specializzato. 

Terapia per frattura vertebrale

Le fratture del tratto lombare si curano con un’immobilizzazione per un periodo che oscilla tra i 20 e i 90 giorni, a cui segue il ciclo fisioterapico.

La fisioterapia successiva a una frattura vertebrale lombare ha lo scopo di rieducare il paziente al corretto movimento del corpo, in particolare della schiena, al fine di poter fargli recuperare più movimenti possibili.

Nei casi più lievi, se il paziente è seguito da un valido fisioterapista riesce ad ottenere un recupero motorio completo.

Il fisioterapista nel primo periodo terapeutico effettuerà un trattamento antalgico e antinfiammatorio, allo scopo di far diminuire il dolore alle ultime vertebre lombari e migliorare la mobilità dei tessuti.

Oltre alla massoterapia, nei casi in cui è possibile si applicano mezzi fisici ad alta tecnologia che portano ad accelerare i tempi di guarigione come:

  • Tecarterapia;
  • Ultrasuoni;
  • Laser ad alta potenza;
  • Pompa magnetica.

Dopo qualche seduta si inizia ad impostare un training di stabilizzazione, con esercizi mirati a rinforzare la muscolatura stabilizzatrice del tronco che possa garantire “stabilità” al tratto lombare che deve sostenere gran parte del nostro corpo. Questo è un momento molto delicato del percorso terapeutico, gli esercizi devono essere eseguiti bene affinché non vi sia alcuno scompenso, e il loro dosaggio è fondamentale per rendere l’esercizio “allenante”. (Parlane con un fisioterapista esperto anche di allenamento).

Gli esercizi di stabilizzazione del tratto lombare riguardano anche la muscolatura addominale, in particolare il muscolo trasverso dell’addome e i muscoli obliqui, oltre che i muscoli del pavimento pelvico.

Con il passare del tempo si iniziano ad inserire esercizi per il recupero dell’equilibrio e della propriocettività.

Nella prima fase gli esercizi avvengono a corpo libero e successivamente il fisioterapista può inserire degli ausili come pesi, elastici e tavolette oscillanti.

L’ultima fase del percorso fisioterapico riguarda l’ottimizzazione della funzionalità del tronco, con esercizi mirati a ottimizzare l’esecuzione dei movimenti di torsione, flessione, rotazione e estensione che il paziente si troverà ad effettuare nel corso delle sue normali attività di vita quotidiana.

Se ti è interessato l’articolo per il dolore alle ultime vertebre lombari al metatarso ti consiglio di leggere anche: Dolore alla lombare

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Dott. Fabio Marino

FISIOTERAPIA PER DISCOPATIA LOMBARE

FISIOTERAPIA PER ERNIA L4-L5

FISIOTERAPIA PER LA SCIATICA

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