DOLORE E FORZA

di | 05/03/2020

In questo articolo parliamo della correlazione tra dolore e forza

DOLORE E FORZA

Qual è la correlazione tra dolore e forza?

Non è facile rispondere a questa domanda, perché non esiste una risposta univoca a tale quesito.  Se si prova un dolore in una zona del corpo associata a  mancanza di forza, bisogna innanzitutto cercare di capire in che modo si percepisce la debolezza. Non ci si riesce a muovere completamente o si prova una sensazione di fatica? Sono presenti delle patologie correlate? Oppure è un dolore sopraggiunto a seguito di uno sforzo e di un’intensa attività fisica? Per ognuno di questi casi, la correlazione tra dolore e forza si esplica in modo differente.

In particolare, nella prima parte dell’ articolo, approfondiamo le cause di dolore e debolezza, generalizzata o localizzata, generate da problemi al sistema nervoso o perdita di tessuto muscolare generalizzata.

Esse comprendono anche problematiche legate alla difficoltà di passaggio dell’impulso elettrico al muscolo. In genere, sono le situazioni in cui problema deriva da una patologia o un trauma al sistema nervoso.

Nella seconda parte dell’articolo, analizziamo invece la situazione in cui l’associazione tra dolore e forza derivi da un’intensa attività fisica.

In tal caso, il problema è dovuto al sistema muscolare e alla presenza di microlesioni  in soggetti non ben allenati. Analizzeremo anche nel dettaglio la differenza tra dolore e mancanza di forza per accumulo di acido lattico e a causa delle microlesioni muscolari. 

DOLORE E FORZA

Debolezza muscolare e astenia

Spesso si percepisce un dolore in un’area corporea e lo si associa alla perdita della forza nella zona. Bisogna però essere più precisi con i termini. La debolezza muscolare è una perdita di forza che impedisce di contrarre e muovere i muscoli. Spesso i soggetti sostengono di avere debolezza quando in realtà il problema è l’astenia o la rigidità muscolare o articolare. Talvolta il problema è dovuto solamente al dolore e può essere non correlato alla forza. 

La debolezza muscolare può essere l’espressione di un problema del sistema nervoso.

Infatti, affinché si abbia una contrazione muscolare volontaria e quindi il soggetto possa muovere volontariamente un muscolo, deve essere generato un segnale dal sistema nervoso centrale, il quale viene trasportato tramite i nervi del sistema nervoso alla giunzione neuromuscolare, punto di connessione tra il nervo e il muscolo. Quando il segnale attraversa la giunzione, si ha la contrazione a livello del muscolo.

Quindi, è necessario che sia integra la via di connessione neurale affinché si possa contrarre il muscolo. Inoltre, il tessuto muscolare deve essere anch’esso integro per potersi contrarre all’arrivo del segnale. Pertanto, quando vi è una vera debolezza muscolare, essa è dovuta ad un danno muscolare o nervoso, oppure giunzione neuromuscolare.

Sintomi

I sintomi causati dalla mancanza di forza che genera la debolezza possono essere di vario tipo. Può esserci una debolezza generalizzata oppure localizzata, in base anche alla presenza di un danno ad alcuni muscoli o parti del sistema nervoso. In particolare, se sono colpiti muscoli coinvolti nella respirazione, tra i sintomi ci possono essere difficoltà respiratorie, allo stesso modo, possono essere coinvolti muscoli della vista che causano problemi di visione doppia. La debolezza può essere associata a dolore percepito come una sensazione di spilli, formicolio e intorpidimento, segni di sensibilità alterata.

Cause

Se la debolezza è generalizzata, le cause possono essere una generalizzata perdita di tessuto muscolare.

Tra le cause.. un allettamento prolungato con conseguente atrofia muscolare, il decondizionamento fisico a causa di una malattia o di una aumentata fragilità ossea, in particolar modo negli anziani, oppure danni dei nervi per malattie.

Invece, in caso di debolezza localizzata, questa può essere dovuta al danno di un nervo specifico, ad un trauma localizzato, alla presenza di un tumore che comprime il midollo spinale, oppure ad un ictus che colpisce metà del corpo.

Se la debolezza in realtà deriva da astenia, è un facile affaticamento che necessita di riposo a causa della mancanza di energia per effettuare qualsiasi tipo di attività. Le cause possono essere malattie gravi come tumori o infezioni croniche, insufficienza cardiaca, fibromialgia. Può essere dovuta anche ad alcune malattie come il diabete, l’ipotiroidismo o la depressione.

Trattamento

Il trattamento della debolezza si attua in base alla causa, se viene identificata. La fisioterapia è sempre un’opzione valida per migliorare la condizione o comunque compensare la perdita di funzionalità o di una funzione precisa. E’ un valido aiuto per recuperare la forza, per ridurre il dolore associato e per conservare gli obiettivi raggiunti.

In caso di associazione con una debolezza anche a livello organico, come nel caso di problemi respiratori, potrebbe essere necessario anche un trattamento più specifico come un ventilatore.

Dolore e forza: associazione con affaticamento e indolenzimento muscolare

Dopo aver effettuato un allenamento con intensità superiore alla proprie capacità, si può sviluppare dolore a livello muscolare. In tal caso, spesso si attribuisce il sintomo all’eccessivo accumulo di acido lattico nel muscolo. Se ciò fosse vero, in realtà, significherebbe che anche un atleta allenato che si alleni con un’intensità superiore alla soglia anaerobica dovrebbe avere dolori da acido lattico.

In realtà, il dolore ai muscoli percepito a causa del lattato viene metabolizzato nel sangue rapidamente e, dopo un paio di ore dall’allenamento, le condizioni del muscolo dovrebbero tornare normali.

Invece, esiste una sintomatologia dolorosa indipendente dall’acido lattico che causa dolori al muscolo e mancanza di forza a seguito di attività intensa. Ciò è dovuto a microlesioni muscolari  in soggetti non ben allenati per quella determinata attività. Tramite uno sforzo eccessivo, si provocano piccoli traumi e lesioni nel muscolo, che causano una risposta infiammatoria nell’organismo e quindi dolore. Il muscolo, inoltre, va incontro ad un accumulo di metaboliti, a loro volta causa di dolore e mancanza di forza.

Vengono chiamati “indolenzimenti muscolari a insorgenza ritardata” (in inglese l’acronimo DOMS).

Tali sintomi sono associati ad irrigidimento muscolare: il muscolo, quindi, si percepisce come contratto e a volte subisce anche degli spasmi. La sintomatologia può perdurare per diversi giorni, in base anche allo sforzo effettuato, e non un paio di ore come il dolore da acido lattico. I sintomi si accentuano con esercizi di tipo eccentrico e isometrico, in cui il muscolo si allunga sviluppando una tensione, contraendosi in allungamento e senza movimento.

In caso di un allenamento dopo un periodo di inattività o in soggetti non allenati, il sistema nervoso non è perfettamente allenato nel coordinare la contrazione muscolare.

Pertanto, il muscolo che si allunga sviluppa una resistenza maggiore, che viene vinta dal muscolo che si contrae, quindi si creano delle microlesioni muscolari. Esse si verificano anche se il muscolo si allunga eccessivamente durante il movimento. Lo spasmo avviene quando alcune fibre muscolari mantengono la contrazione anche quando il movimento è terminato. Il dolore in questi casi può aumentare nei primi due giorni, per poi decrescere nell’arco di tre-cinque giorni. I danni che sono stati causati da microtraumi, successivamente genereranno una riadattamento funzionale del muscolo che è propedeutico all’aumento della resistenza dello stesso. Per evitare di incorrere in problemi simili, bisogna evitare di effettuare allenamenti eccessivi rispetto alle potenzialità del soggetto.

Indicazioni utili

Prima dell’allenamento, è bene effettuare un riscaldamento muscolare tramite attività aerobiche. Il riscaldamento limita lo sviluppo di traumi muscolari.

Inoltre, è importante l’attivazione progressiva dei muscoli implicati nel gesto atletico, replicandolo ed eseguendo alcune prove di movimento, aumentando gradualmente il numero di ripetizioni ed i carichi di lavoro.

In base allo sport praticato, sarà più importante un allenamento con più ripetizioni e meno carichi o viceversa. Comunque, bisogna cercare di incrementare l’intensità di lavoro solo quando si è sicuri di riuscire ad avere il controllo sul movimento effettuato, per evitare infortuni. In tal senso, è utile anche evitare di forzare il movimento in ampiezze eccessive o tecniche difficili se non preparati. Anche le pause e i tempi di recupero vanno adattati al grado di preparazione.

Alla fine dell’allenamento, si consiglia di effettuare un defaticamento aerobico per smaltire le sostanze infiammatorie.

Lo stretching può essere utile per evitare e contrastare gli spasmi muscolari. Infine, ma non per importanza, una corretta nutrizione e soprattutto idratazione sono alla base di un allenamento corretto perché aiutano a smaltire le sostanza infiammatorie.

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Dott. Fabio Marino

Co-autrice: Dott.ssa Ft Dalila De Blasio

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