DOLORE PELVICO: Analizziamo il problema

di | 11/03/2020
La pelvi, o bacino, è la parte inferiore del tronco del corpo umano, compresa tra l’addome superiormente, e le cosce, inferiormente.

Cosa c’è da sapere in caso di dolore nella zona del pavimento pelvico…

DOLORE PELVICO?

Come comportarsi

In questo articolo analizzeremo il dolore pelvico e cosa fare davanti a questa problematica…

Dolore pelvico

Il dolore pelvico è un sintomo riferito alla pelvi che corrisponde al bacino. Questa regione confina in alto con l’addome, lateralmente con gli arti inferiori ed in basso con il perineo. Il disturbo è frequente nelle donne e può originare dagli organi pelvici o extra-pelvici. In alcuni casi, il sintomo è da attribuire ad una malattia sistemica. 

Il dolore pelvico può esordire in modo improvviso o graduale. Inoltre, questo sintomo può assumere un carattere ciclico (ad esempio: quando tende a ripresentarsi nella stessa fase del ciclo mestruale) o cronico (se dura oltre 6 mesi).
Infine la qualità, l’intensità, la localizzazione del dolore e la correlazione al ciclo mestruale, possono suggerire le cause più probabili.

Sintomi del dolore pelvico

Il dolore è classicamente avvertito in sede pelvica e/o perineale con possibili irradiazioni a livello inguinale, lombare, genitale, sacrococcigeo e sovrapubico.
L’intensità e la frequenza della sintomatologia dolorosa variano da caso a caso, e il dolore può presentarsi associato a sintomi specifici a carico dell’apparato urogenitale e/o digerente, nonché del sistema nervoso centrale o periferico.
Questa sindrome è solitamente una condizione altamente invalidante per la persona che ne è affetta, perché spesso al dolore si associa una sofferenza psicologica che si ripercuote negativamente sulla vita del paziente.
Donne e uomini con tale sindrome dolorifica spesso hanno anche manifestazioni di ansia e/o depressione con limitazioni nella vita sociale, come disfunzioni sessuali e impedimenti nello svolgere l’attività fisica quotidiana e le attività lavorative.

Cause del dolore pelvico

Le cause sottostanti al dolore pelvico sono complesse e possono essere distinte in ginecologiche ed extra-ginecologiche, ma spesso, soprattutto nel dolore pelvico cronico, nonostante gli opportuni esami non è identificabile una singola e chiara causa. In questi casi, si può relazionare il dolore ad un disordine complesso neuromuscolare-psicosociale o ad una sindrome funzionale dolorosa somatica.

Cause ginecologiche

  • Endometriosi: presenza anomala di tessuto endometriale (superficie epiteliale di rivestimento della parete interna dell’utero, che subisce cambiamenti periodici durante il ciclo mestruale) in sede ectopica (al di fuori dell’utero).  Un terzo dei casi di dolore pelvico cronico è causato da endometriosi.
  • Adenomiosi: presenza anomala di tessuto endometriale a livello del miometrio (strato di cellule muscolari dell’utero, più profondo rispetto all’endometrio).
  • Ovulazione: in alcuni casi può dare dolore acuto (percepito come “fitte addominali”), talvolta associato a sanguinamento vaginale.
  • Dismenorrea: mestruazione dolorosa, che può essere molto invalidante e poco responsiva a farmaci analgesici antinfiammatori.
  • Fibromi uterini.
  • Gravidanza extra-uterina.
  • Tumori ovarici.
  • Malattia infiammatoria pelvica.
  • Candidosi vaginale acuta o ricorrente.
  • Adesioni post-operatorie o post-infiammatorie: si creano delle briglie aderenziali tra gli organi pelvici in seguito ad un’operazione chirurgica o a stati infiammatori (per esempio infezioni) che possono comprimere tessuti o strutture nervose e determinare dolore;
  • Vestibolite vulvare: infiammazione del vestibolo della vagina, comprendente dolore, arrossamento e bruciore.

Cause extra-ginecologiche

  • Patologie delle vie urinarie;
  • Malattie psicosomatiche;
  • Patologie della via digerente;
  • Problematiche neuro-muscolo-scheletriche;
  • Patologie neurologiche;

    Dolore pelvico cronico

    Il dolore pelvico cronico può essere definito come un dolore persistente o ricorrente, associato a sintomi delle basse vie urinarie, a sintomi indicativi di disfunzioni sessuali, intestinali, ano-rettali, ginecologiche, senza riscontro obiettivo di infezioni né di altre patologie. All’origine del dolore pelvico cronico si ritrova una condizione di dis-regolazione del sistema nervoso.
    La relazione fra uno stimolo doloroso e il modo in cui esso è percepito da un individuo è drasticamente influenzata dai circuiti nervosi all’interno del midollo spinale e del cervello.

    Il dolore pelvico cronico è caratterizzato da due processi sensoriali anomali, detti “iperalgesia” e “allodinia”.
    Iperalgesia: si intende una risposta amplificata a un stimolo doloroso in sé normale, dovuta alla moltiplicazione delle fibre del dolore e quindi ad un’amplificazione delle “antenne” che captano lo stimolo potenzialmente nocivo.
    Allodinia: si ha quando un impulso doloroso sentito dalla persona in seguito a uno stimolo innocuo (spesso capita che il semplice toccare la parte interessata provochi una sensazione di dolore)., dovuta alla dislocazione delle fibre del dolore, che da profonde nel tessuto si superficializzano verso gli strati esterni della mucosa.
    Molteplici definizioni vengono usate per identificare il dolore pelvico cronico, in relazione all’organo che è più sintomatico nella funzione che risulta più disturbata (ad esempio: vulvodinia, coccigodinia, dolore perineale, eiaculazione dolorosa, dispareunia, ecc.)

Fattori di rischio per il dolore pelvico cronico

Nelle donne il rischio di sviluppare un dolore pelvico persistente è correlato principalmente alla presenza di:

  • Mestruazioni dolorose.
  • BMI (indice di massa corporea).
  • Cicli mestruali lunghi, con sanguinamento prolungato e irregolare.
  • Sintomi da sindrome premestruale.
  • Disturbi psicologici

Valutazione

La valutazione del dolore pelvico deve essere condotta in modo solerte perché alcune cause di dolore pelvico (es., gravidanza ectopica, torsione annessiale) richiedono un trattamento immediato.

La gravidanza deve essere esclusa nelle donne in età fertile indipendentemente dall’anamnesi che riferiscono.

Anamnesi

L’anamnesi della malattia attuale deve comprendere la storia ginecologica (gravità dei sintomi, parità, anamnesi mestruale, presenza di una malattia infettiva a trasmissione sessuale) l’insorgenza, la durata, la posizione, e le caratteristiche del dolore. La qualità, l’acutezza, la gravità e la posizione del dolore e la sua relazione con il ciclo mestruale sono annotate e possono suggerire le cause più probabili. Sono importanti i sintomi associati alle perdite o al sanguinamento vaginale e i sintomi di instabilità emodinamica.

La revisione dei sistemi deve ricercare sintomi che suggeriscano possibili cause, comprese le seguenti:

  • Malessere mattutino, gonfiore o dolore al seno, o assenza di mestruazioni: gravidanza
  • Febbre e brividi: infezione
  • Dolore addominale, nausea, vomito o alterazione dell’alvo: disturbi gastrointestinali
  • Pollachiuria, urgenza minzionale o disuria: disturbi urinari

L’anamnesi patologica remota deve registrare precedenti anamnestici d’infertilità, di gravidanza ectopica, di malattia infiammatoria pelvica, calcoli urinari, diverticolite, o qualunque tumore gastrointestinale o genito-urinario. Si deve rilevare ogni pregresso intervento chirurgico addominale o pelvico.

Esame obiettivo

L’esame obiettivo ha inizio con il rilievo dei segni vitali per valutare la stabilità dei parametri fisiologici (ad esempio: febbre, ipotensione) e focalizzandosi sull’esplorazione dell’addome e della pelvi.

L’addome è palpato ricercandone la dolorabilità, la presenza di masse, e di segni di irritazione peritoneale. Si esegue l’esplorazione rettale per ricercarne la dolorabilità, la presenza di masse o sangue occulto. La localizzazione del dolore e il reperto clinico associato possono fornire elementi sulla causa.

L’esame pelvico comprende l’ispezione dei genitali esterni, l’esplorazione con lo speculum e l’esame bimanuale. La cervice uterina è ispezionata alla ricerca di secrezioni anomale, di prolasso uterino e di lesioni o stenosi cervicali. L’esame bimanuale deve valutare la mobilità cervicale, la presenza di masse annessiali e di dolorabilità, e di ingrossamento o di dolorabilità dell’utero.

Terapia del dolore

Poiché le patologie che risultano associate al dolore pelvico sono tante e molto diverse tra loro, per poter stabilire quali siano i rimedi adatti alla risoluzione del dolore è importante capire quale sia la condizione medica che ne è alla base e agire su questa. Il consulto con il proprio medico, ed eventualmente con gli opportuni specialisti, consentirà di arrivare a diagnosi e terapie corrette.  

Di seguito elencheremo alcuni approcci terapeutici:

  • Nel dolore associato a endometriosi, adenomiosi, dismenorrea, ovulazione è possibile ridurre il sintomo con farmaci antinfiammatori e prevenire il dolore con una terapia mirata. Quando il sintomo è severo e la terapia farmacologica è inefficace può essere necessario un approccio chirurgico, per esempio: rimozione di lesioni nella cavità uterina con isteroscopia o isterectomia (rimozione dell’utero), lisi di adesioni nella pelvi, rimozione di foci endometriosici, appendicectomia.

  • Se al dolore pelvico sono associati sintomi vescicali (bruciore e dolore alla minzione) ed è stata provata una infezione batterica con l’urinocoltura, in genere questa va trattata con antibiotici. Negli altri casi è importante bere sufficienti quantità di acqua (1,5-2 L al giorno) e ricercare eventuali fattori alimentari scatenanti (agrumi, dolcificanti artificiali, caffeina, cioccolato).

  • Quando il dolore è di origine neuropatica in genere ci si affida a farmaci che agiscono sul sistema nervoso come: antidepressivi triciclici, inibitori del re-uptake della serotonina, antiepilettici.

  • Nel dolore pelvico cronico, soprattutto se associato a malattie psicosomatiche, può essere utile la terapia fisica della ginnastica del pavimento pelvico per rilassare la contrattura muscolare, così come una terapia psicologica cognitivo-comportamentale, il cui obiettivo è promuovere la consapevolezza del proprio corpo e sviluppare strategie strategie mentali e comportamentali messe in atto per gestire determinate situazioni.

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Dott. Fabio Marino

FISIOTERAPIA PER IL PAVIMENTO PELVICO

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