FISIOTERAPIA PER CAVIGLIA
Fisioterapia per caviglia: traumi alla caviglia e come trattarli

di | 25/05/2019

Fisioterapia per la caviglia

Introduciamo l’argomento fisioterapia per la caviglia con una breve descrizione di questa articolazione

La caviglia è quella parte del corpo umano che collega la gamba e il piede e comprende l’articolazione tibio-tarsica che è situata fra le due ossa della gamba (tibia e perone) e un osso del piede (astragalo). L’articolazione tibio-tarsica è rivestita da un tessuto connettivo (capsula articolare) e all’interno contiene la membrana sinoviale che produce un liquido che permette alle ossa di scorrere l’una sull’altra.

Tutte le ossa della caviglia sono ricoperte dalla cartilagine per aumentare la mobilità e l’elasticità dei movimenti. Oltre alla cartilagine, sono presenti i legamenti  mediali, che sono in tutto 4, e i legamenti laterali, che sono in tutto 3. Questi oltre a mantenere unite le ossa e la capsula articolare, favoriscono i seguenti movimenti della caviglia:

  • flesso-estensione o flesso-plantare: legamenti anteriori dell’articolazione tibio-tarsica diventano più lunghi mentre quelli posteriori diventano più corti;
  • flessione sul dorso: i legamenti anteriori diventano più corti, mentre quelli posteriori diventano più lunghi;
  • inversione o supinazione;
  • eversione o pronazione.

 

Fisioterapia per caviglia: le problematiche più comuni

Le problematiche che si presentano più spesso all’articolazione della caviglia sono legate a traumi distorsivi. Accade di frequente che soggetti sportivi e non subiscano distorsioni di caviglia con conseguente rottura o stiramento dei legamenti. I legamenti maggiormente coinvolti nelle distorsioni sono i legamenti laterali, in quanto quest’ultimi sono più deboli dei legamenti mediali.

Un altro importante infortunio che può subire la caviglia, anche se meno frequentemente delle distorsioni , è la frattura del malleolo o di entrambi. In genere, quest’ultimo infortunio alla caviglia è frutto di un marcato movimento di eversione del piede.

L’evento traumatico può portare, in base al grado di distorsione o alla gravità della frattura, ad una patologia articolare, suddivisa in due quadri:

  • Quello della lassità, con lesioni capsulari, distensioni e lacerazioni del comparto legamentoso laterale e mediale della tibiotarsica e della sottoastragalica, che determinano una escursione articolare oltre i limiti fisiologici;
  • Quello dell’ instabilità, che l’atleta avverte come un segno di cedimento articolare durante il gesto sportivo ed obiettivabile in una rottura più o meno totale dei legamenti.

Proprio per questo è fondamentale rispettare i tempi di recupero fisiologici e praticare fisioterapia per caviglia successivamente ad un evento traumatico che colpisce questa articolazione.

Fisioterapia per caviglia

Successivamente ad un trauma alla caviglia è fondamentale la diagnosi medica che valuterà l’eventuale necessità di esami diagnostici quali: radiografia, ecografia o risonanza magnetica.

In base alla problematica riscontrata il medico rilascerà una prescrizione e il fisioterapista si occuperà del recupero totale del paziente.

Nel caso in cui il paziente si presentasse con una caviglia gonfia, dolente e con un’importante limitazione di movimento, durante le prime sedute è importante ridurre il dolore e a recuperare la mobilità dell’arto. Per raggiungere questi obbiettivi si possono integrare le più moderne apparecchiature di terapia fisica con le migliori tecniche di Terapia Manuale:

  • Tecarterapia applicata in modalità impulsata e integrata con linfodrenaggio manuale, al fine di ridurre il gonfiore dell’articolazione;

*nella modalità “impulsata” l’energia viene emessa ad impulsi e non in modo continuo come solitamente accade, in questo modo si ottiene uno stimolo biologico senza che si generi un calore endogeno eccessivo.

  • Laserterapia, per dare uno stimolo biologico nella riparazione dei tessuti;
  • Tecniche manuali di mobilizzazione, per migliorare il range di movimento.
  • Eventualmente idrokinesiterapia.

Nello step successivo si deve lavorare con esercizi attivi in modo da:

  1. recuperare la massa muscolare (è bene introdurre gli esercizi di recupero muscolare inizialmente in scarico, tramite elastici che possano creare una resistenza);
  2. allenare la propriocettività;
  3.  recuperare la stabilità dell’articolazione.

 

 

Nella fase finale del percorso riabilitativo il paziente svolgerà esercizi a corpo libero e, nel caso di uno sportivo, verrà reindirizzato al gesto atletico tramite appositi esercizi.

 

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Dott. Fabio Marino

Autrice: Cristina Faccin


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