FISIOTERAPIA PER ERNIA IATALE
Cos'è un ernia iatale e come può essere d'aiuto la fisioterapia

di | 15/09/2019

Come affrontare un’ernia iatale con la fisioterapia…

FISIOTERAPIA PER ERNIA IATALE

Cos’è un’ernia iatale?

Da un punto di vista anatomico l’ernia iatale consiste in un passaggio (erniazione) di parte dello stomaco attraverso un’apertura (iato esofageo/diaframmatico) del diaframma, il muscolo che sostiene i polmoni e che separa la cavità toracica da quella addominale.

L’ernia dello iato altera la funzionalità del sistema con cui si apre e chiude la bocca dello stomaco (sfintere esofageo).

Normalmente lo sfintere gastrico (tecnicamente cardias), chiudendosi, mantiene all’interno dello stomaco il contenuto gastrico.

Fisioterapia per ernia iatale: quali sono i sintomi?

A causa del riversamento del contenuto dello stomaco nell’esofago, il sistema potrebbe non chiudersi più bene. In questo caso si ha il rigurgito, il reflusso acido o l’eruttazione. Un altro sintomo caratteristico dell’ernia iatale è la comparsa di extrasistoli o tachicardia, soprattutto dopo i pasti.
Quando infatti il contenuto gastrico, che è acido, esce dallo stomaco, irrita la mucosa dell’esofago causando erosioni o ulcerazioni che portano a esofagite, caratterizzata da bruciori dietro allo sterno (retrosternali), alla gola e talvolta dolori toracici. In qualche caso il reflusso dell’acido può causare tosse stizzosa e crisi simili a quelle asmatiche.

Altri sintomi che possono suggerire la presenza di ernia iatale comprendono la disfagia, cioè la sensazione di una difficoltà nel passaggio del bolo alimentare attraverso la giunzione tra esofago e stomaco, sensazione di un nodo (corpo estraneo) in gola e una salivazione notevole e fastidiosa.

I sintomi causati da un’ernia iatale possono essere quindi suddivisi in sintomi:

  • Digestivi
    Difficoltà nella digestione, il rigurgito, le eruttazioni, i bruciori retro sternali. In alcuni casi possono esserci stipsi, diarrea, dolori alla bocca dello stomaco (sede epigastrica) e, più raramente, vomito.
  • Cardiorespiratori
    Dispnea (respirazione faticosa), improvviso cambiamento del ritmo cardiaco che rallenta (bradicardia) o accelera (tachicardia notturna), dolore nell’area cardiaca (angina pectoris), vertigini.
  • Generali
    Anemia per malassorbimento gastrico del ferro o a causa delle lesioni della mucosa gastro-esofagea che causa dei sanguinamenti (perdite ematiche).
La severità dei sintomi varia in base al tipo e dimensione dell’ernia. Spesso, proprio per la molteplicità dei sintomi, quando si ha mal di pancia o la digestione risulta difficile, si tende a dare la colpa all’ernia iatale. Ma non è sempre colpa sua. L’ernia iatale, di solito, non provoca dolori forti che invece possono essere causati da altre patologie, come ad esempio dall’ulcera peptica o addirittura da malattie cardiache. In caso di sofferenza, di dolori alla parte alta dello stomaco o di cattiva digestione, non bisognerebbe dare subito la colpa all’ernia iatale, ma piuttosto andare dal medico per un controllo approfondito.

Fisioterapia per ernia iatale: quali sono le cause?

Epidemiologia e fattori di rischio

La comparsa di questa patologia non è ancora stata spiegata in modo preciso e univoco dagli studi. Alcune persone vengono colpite da ernia iatale dopo aver subito un forte trauma addominale, altre per motivi congeniti legati alla debolezza o all’eccessiva apertura dello iato esofageo.

L’aumento della pressione addominale  favorisce l’insorgenza della patologia. Sono quindi più a rischio i pazienti affetti da:

  • Tosse cronica;
  • Le donne durante la gravidanza:
  • Le persone in sovrappeso;
  • I Fumatori;
  • Pazienti di età avanzata

Proprio in riferimento all’ultimo punto, si sa che l’ernia iatale è una patologia legata all’età, ne soffre infatti circa il 25% della popolazione con più di 50 anni e quasi il 100% della popolazione over 80.

Il deterioramento organico tipico dell’invecchiamento, associato alla ripetizione continua dei movimenti tipici della deglutizione, finisce infatti per alterare l’elasticità della giunzione e dello iato esofageo favorendo l’erniazione.

Le donne e gli obesi sono più colpiti dall’ernia iatale rispetto ai coetanei normopeso. Nei bambini la presenza di un’ernia iatale è quasi sempre congenita e spesso si presenta in associazione con altre malattie.

Fisioterapia per ernia iatale: diagnosi

Un’ernia iatale può essere facilmente diagnosticata con esami diagnostici come:

  • Una radiografia del tratto digerente superiore;
  • L’endoscopia.

La radiografia si avvale di un mezzo di contrasto a base di bario che dovrà essere ingerito dal paziente. In questo modo i raggi X potranno evidenziare chiaramente l’esofago, lo stomaco e la parte superiore dell’intestino tenue (duodeno).

Nell’endoscopia il medico si avvale di un tubo flessibile ed estremamente sottile che, dopo essere stato inserito nella bocca, scende fino all’esofago e allo stomaco evidenziando eventuali danni da reflusso gastrico.

Si può inoltre monitorare il pH del contenuto esofageo durante la giornata o la pressione all’interno dell’esofago. Un pH più acido del normale o una pressione inferiore sono infatti spesso collegati alla presenza di un ernia iatale.

Fisioterapia per ernia iatale: come trattarla?

Nel caso in cui al paziente è stata diagnosticata un’ernia iatale e  il gastroenterologo abbia dato parere positivo, il paziente può sottoporsi a trattamenti di fisioterapia per ernia iatale. Sarà lo stesso fisioterapista a valutare i disequilibri che hanno favorito la comparsa del reflusso gastroesofageo e a suggerirne i metodi di trattamento.

Una delle tecniche più diffuse è il cosiddetto metodo Souchard,
una tecnica propriocettiva di inibizione applicabile a diversi distretti anatomici.

Con la fisioterapia per il reflusso gastroesofageo lo specialista e il paziente ricercano la posizione da cui trae origine la sintomatologia, facendola regredire man mano che le tensioni muscolari diminuiscono.

Come prima cosa il fisioterapista deve analizzare le quattro funzionalità principali collegate al muscolo diaframmatico, vero punto nevralgico dell’osservazione preliminare e della conseguente terapia:

  • Funzionalità digestiva,
  • Respiratoria,
  • Circolatoria (sia linfatica che vascolare)
  • Meccanica (i muscoli della colonna vertebrale).

Qualora il disequilibrio dovesse coinvolgere una o più di queste aree, allora il fisioterapista dovrà utilizzare tecniche utili a riequilibrare il disturbo nel rispetto delle suddette funzionalità, che devono sempre interfacciarsi in totale armonia.

Fisioterapia per il reflusso gastroesofageo e l'ernia iatale

Fisioterapia per ernia iatale e reflusso gastroesofageo. Trattamento del diaframma

Il paziente prima di tutto viene sottoposto a un esame posturale, come avviene per la fisioterapia per i dolori alla schiena, quindi ad alcune sedute successive, dedicate alla riabilitazione del diaframma e delle aree coinvolte. In molti casi, bastano pochi interventi per ottenere i primi miglioramenti. Il trattamento annovera tecniche specifiche, utili a riequilibrare il sistema fasciale, che copre e coordina il sottostante sistema muscolare. Grazie ai trattamenti in questione, è possibile liberare lo sfintere esofageo dalle tensioni anomale che si sono create, rinforzando al contempo il tono muscolare dell’area interessata, in modo che il cardias possa tornare ad esercitare al meglio la propria azione di “valvola anti-reflusso”.

Inoltre, gli esercizi e le manovre effettuate dal fisioterapista hanno il potere di distendere i muscoli del collo e del torace, anch’essi coinvolti nella deglutizione e nella digestione.

C’è da aggiungere che il trattamento interviene anche sulla colonna cervicale, attraverso cui passano molti nervi che hanno un ruolo importante nel processo digestivo.

A quali e quanti trattamenti di fisioterapia per ernia iatale è sottoposto il paziente?

In base alle caratteristiche del paziente e ai disturbi rilevati in sede di anamnesi, viene stilato un programma riabilitativo soggettivo. Ciascun programma annovera interventi di correzione delle posture e manovre specifiche.

Il processo di cura ha sempre una base soggettiva, tuttavia, i risultati ottenuti risultano stabili, poiché il fisioterapista interviene sulla causa scatenante. Quante sedute occorrono per osservare i primi benefici? Non esiste una regola valida per tutti: alcuni pazienti vedono risultati già dopo la prima seduta, mentre in altri il percorso può essere più lungo e articolato. Considerato il fatto che tali problemi possono coinvolgere molti apparati differenti, tra cui quello vertebrale, meccanico, respiratorio, cardiaco, viscerale e persino psicologico, per poter effettuare un trattamento corretto, è importante che il paziente venga seguito trasversalmente da vari professionisti, specializzati nei vari sistemi coinvolti e in grado di lavorare in equipe. Dopo aver escluso o preso atto di eventuali compromissioni primarie e secondarie (ad esempio del sistema cardiaco), lo specialista deve individuare la causa del disturbo e cercare di risolverlo.

Trattamenti per ernia iatale che vanno in aggiunta alla fisioterapia

Ci sono varie cure  farmacologiche a base di antiacidi e inibitori della pompa,  ma in alcuni casi per l’ernia iatale  si arriva alla chirurgia. Lo scopo dell’intervento è quello di far si che si riporti alla normalità lo stomaco nella sua parte erniata cercando di controllare e di evitare che si formino altre ernie in altre zone.

Ci sono anche tecniche meno invasive per intervenire sull’ernia iatale (laparoscopia).  Ma presa in tempo può essere fondamentale cambiare stile di vita, alimentazione corretta.

Bisognerebbe consumare diversi pasti durante la giornata evitando che ci si gonfi con una grande cena o pranzo. Andrebbe limitato alcol, caffè, agrumi, piccante e tutti gli alimenti che producono acidità gastrica.

Il paziente deve consumare cibi con pochi grassi in modo da poterli smaltire più velocemente.

Sarebbe utile non riposare subito dopo i pasti per  almeno un paio di ore poiché in posizione declive potrebbe aumentare la pressione addominale con conseguente risalita del contenuto gastrico causando un reflusso esofageo. Bisogna inoltre evitare di dormire con cuscini sotto la pancia.

Bisogna bere molta acqua poiché essa protegge le mucose esofagee. Anche fumare a lungo termine  può essere una causa di ernia iatale poiché la secchezza orale favorisce il reflusso acido.

Infine, come detto precedentemente, è importante avere una postura corretta in modo da non dare pressioni allo stomaco favorendo una risalita degli acidi.

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Dott. Fabio Marino

Co-autrice: Cristina Faccin

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