Fisioterapia per il reflusso gastroesofageo
cos'è il reflusso e come trattarlo?

di | 01/07/2019

Fisioterapia per il reflusso

Come può essere utile la fisioterapia per il reflusso?

In questo articolo parleremo di quanto può essere utile la fisioterapia per il reflusso, iniziamo a spiegare cosa intendiamo per reflusso:

Per reflusso si intende una condizione caratterizzata da episodi ripetuti di risalita del contenuto gastrico verso l’esofago.

Un reflusso gastroesofageo patologico si verifica quando i succhi gastrici vengono in contatto con la parete dell’esofago, provocando bruciore dietro lo sterno e rigurgito acido. Il passaggio di acido dallo stomaco all’esofago avviene durante la giornata, soprattutto dopo mangiato. Tuttavia, se questi eventi superano una determinata soglia (in termini di frequenza), si verifica una vera e propria malattia.

Fisioterapia per il reflusso: Cause

Attraverso manovre specifiche è possibile individuare e quindi trattare la maggior parte delle disfunzioni meccaniche gastroesofagee. Uno dei grandi protagonisti di queste patologie è un muscolo, il diaframma, che come suggerisce il nome, è una valvola tra esofago e stomaco. Un’alterata funzionalità diaframmatica può determinare una non perfetta coordinazione nel passaggio gastroesofageo con conseguente reflusso.

Il muscolo diaframma è un muscolo molto particolare perché ha sia funzioni respiratorie, digestive, è di aiuto sia alla circolazione vascolare che linfatica, ma incide anche sulle funzioni meccaniche della colonna, infine da molti viene considerato un muscolo emotivo, che somatizza stress e ansia.
Quello che possiamo fare noi in collaborazione con il gastroenterologo è analizzare se effettivamente ci sono gli elementi di alterazione in una delle zone su cui possiamo poi agire. Ad esempio, se una problematica vertebrale ha o meno alterato la funzionalità diaframmatica e quindi la funzionalità gastroesofagea, potremo agire direttamente alla base del problema. Il quadro è più semplice se l’alterazione è primaria, a livello del diaframma ovviamente e si complica enormemente se la storia clinica del paziente e la “strada” di queste alterazioni ha coinvolto più di uno di quei sistemi interconnessi che abbiamo citato.

Qui di seguito verranno elencati alcuni esercizi per il diaframma utili in caso di reflusso:

Esercizi diaframma

  • mano sulla bocca dello stomaco, respirazione sincopata (che muove in avanti la mano), poi con respiro Fisioterapia per il reflussopiù lungo
  • colpi di tosse per provocare spasmo del diaframma, con lingua leggermente in fuori e mano davanti alla bocca (aiutare a distinguere bene dal conato. Sono due sensazioni generalmente insieme ma che possono essere benissimo separate. E’ un grande apprendimento per vincere la pausa di perdere il controllo)
  • gambe e testa piegate, mani sulle ginocchia, tirare fuori tutta l’aria, e alla fine, ancora in apnea vuota, muovere gli organi interni come a massaggiarli
  • inspirare, poi in apnea piena, muovere le viscere
  • rimbalzare sui piedi, saltellando, sentendo di muovere le viscere nei sobbalzi
  • inspirare, poi spingere in apnea piena il pavimento pelvico, sforzando come nella minzione, in espirazione risucchiare verso l’altro
  • Caricare e contenere: palmi che premono l’un l’altro, mani sul petto, metterci tutta l’intenzione e il suono per far crescere l’energia premendo le mani e tirando fuori sempre la voglia di sentirsi carichi. Si può arrivare a fremere / gridare
  • altri esercizi sul diaframma, a piacimento, dalla letteratura o da internet, come ad es. i semplici gargarismi oppure il consueto massaggio sotto le costole
  • esistono anche esercizi più articolati come quelli con la schiena al muro e movimenti di braccia e gambe in senso opposto e al contrario delle normali abitudini di sincronia e respiro, che rimandiamo ad altra sede.

Un’altra situazione che può causare reflusso è una non corretta funzionalità del stretto toracico superiore.

A determinare l’alterazione della funzionalità dello stretto toracico, possono essere diversi fattori:

  • Un difetto anatomico congenito; Alcuni individui nascono con una costola in più (“costa cervicale”) o con una banda di tessuto fibroso che unisce, in modo anomalo, la colonna vertebrale alla prima costola cervicale. Questi due difetti anatomici congeniti (molto spesso anche ereditari) possono ridurre lo spazio interno dello stretto toracico, a discapito dei vasi sanguigni e dei nervi che vi passano attraverso.
  • Una postura errata; Chi, per una postura sbagliata del corpo, soffre di spalle cadenti o mantiene la testa protesa in avanti, in maniera non naturale, tende a sviluppare con maggiore frequenza la sindrome dello stretto toracico.
  • Un trauma; Se interessano determinate zone del corpo, alcuni eventi traumatici possono alterare l’anatomia interna dello stretto toracico e portare a una riduzione dello spazio entro cui risiedono l’arteria e la vena succlavia e il plesso brachiale.

Gli eventi traumatici che più spesso sono all’origine della sindrome dello stretto toracico sono gli incidenti d’auto.  Infatti, in tali frangenti, l’urto a cui è sottoposto l’incidentato agisce molto spesso proprio tra collo, clavicola e prima costola.

  • Un’attività ripetitiva; Alcune attività lavorative o sportive inducono a ripetere lo stesso movimento tante volte al giorno. Ciò può comportare in tutte le sedi del corpo (quindi anche a livello dello stretto toracico) un’usura dei tessuti ivi presenti, fino all’insorgenza di vere e proprie patologie.
    Tra le attività/mansioni potenzialmente pericolose, rientrano l’uso prolungato del computer, lavorare in catena di montaggio, il sollevamento ripetuto di oggetti pesanti sopra la testa, il gioco del baseball o il nuoto (N.B: sono a rischio gli sportivi di alto livello).
  • Pressione a livello articolare, dovuta al sovrappeso/obesità; Un eccessivo peso corporeo può pregiudicare la buona salute delle articolazioni del corpo. Tutto ciò può ripercuotersi anche su alcune regioni anatomiche adiacenti, come lo stretto toracico.

Nell’ultimo caso una corretta alimentazione ed uno stile di vita più sano possono sicuramente essere di aiuto per risolvere il problema, per tutti gli altri fattori di rischio consiglio di visitare il nostro articolo, dove si consigliavano alcuni esercizi utili per migliorare la mobilità dello stretto toracico: Esercizi stretto toracico.

Attenzione all’ernia iatale

Fisioterapia per il reflussoCirca il 10- 15% degli italiani soffre di ernia iatale. Il reflusso gastroesofageo, è un sintomo che spesso accompagna il disturbo. Di solito il problema si manifesta dopo i 50 anni, ma l’ernia dello iato è presente nella quasi totalità di coloro che hanno superato gli 80.

Il sesso femminile e il sovrappeso sono le altre condizioni che favoriscono lo sviluppo di questo disturbo. I sintomi del reflusso gastroesofageo (bruciore di stomaco e retrosternale, difficoltà a deglutire, tosse secca, alitosi), vengono spesso sottovalutati e percepiti come un disturbo passeggero.
Contrariamente a quanto si ritiene, la malattia da reflusso gastroesofageo, se non è curata adeguatamente, può compromettere la qualità della vita, più di altre malattie molto diffuse come l’ulcera duodenale o l’angina pectoris.

Fisioterapia per il reflusso: Come agire.

Prima di intervenire, il fisioterapista esegue un accurato esame valutativo attraverso l’anamnesi, l’analisi della postura, test manuali specifici e globali. L’obbiettivo è scoprire la vera causa individuando le aree che presentano limitazioni di mobilità. Dopo la valutazione, bisognerà giungere a delle conclusioni diagnostiche.

Spesso questa patologia prevede un trattamento manipolativo che viene applicato nelle strutture viscerali (esofago, diaframma, stomaco, piloro, cardias, il restante tratto intestinale) ed in quelle scheletriche (tratti vertebrali, in particolare cervicali e toracici).

In alcuni pazienti già dopo la prima seduta i risultati sono evidenti,purtroppo per altri soggetti il processo di cura è molto più lungo e bisogna attenderne diverse sedute prima di vedere qualche risultato.

Spesso dopo questo tipo di trattamenti i risultati ottenuti con un percorso di correzione delle alterazioni alla base del reflusso, sono ben mantenuti nel tempo proprio perché vanno ad affrontare la causa del problema.

Fisioterapia per il reflusso: Altri tipi di trattamenti

Se con la fisioterapia per il reflusso non si ottengono gli effetti sperati si consiglia di seguire altre strade, che possono essere:

  • Adeguato stile alimentare e di vita: Ciò comprende ridurre il peso corporeo  ed evitare il fumo e gli alimenti che potrebbero peggiorare l’acidità come cioccolata, menta, caffè, alcolici, pomodoro, agrumi. Si consiglia inoltre di evitare di coricarsi subito dopo i pasti, soprattutto quando pesanti o abbondanti (sarebbe necessario attendere almeno 3 ore) e di consumare un pasto leggero alla sera.
  • Farmaci: Se i disturbi permangono nonostante le correzioni alimentari, vengono prescritti dei farmaci, che possono essere:
  1. Antiacidi; neutralizzano l’acido nello stomaco. Hanno un’azione rapida ma sono utili solo come rimedio sintomatico, non essendo in grado di guarire la mucosa esofagea da eventuali erosioni (esofagite). L’abuso di queste sostanze può inoltre causare problemi di diarrea o stipsi.
  2. Farmaci che riducono la produzione di acido; gli H2 antagonisti (famotidina, ranitidina) sono rapidi ed il loro effetto dura più a lungo rispetto agli antiacidi. Il limite del loro utilizzo è dettato dal fatto che, dopo un periodo di tempo variabile, possono smettere di funzionare.
  3. Farmaci procinetici;  vengono utilizzati per migliorare lo svuotamento dell’esofago e dello stomaco, impedendo il reflusso di materiale, soprattutto dopo i pasti. Questi farmaci, in una piccola percentuale di casi, possono presentare effetti indesiderati come ad esempio tremori e disturbi neurologici.
  • Chirurgia; La chirurgia per il trattamento del reflusso gastroesofageo è considerata una misura “estrema” ed è riservata a pazienti che non rispondono ai farmaci e che presentano contemporanei problemi anatomici, come ernie iatali di grandi dimensioni.

 

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Dott. Fabio Marino

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