FISIOTERAPIA PER LA NEUROPATIA AGLI ARTI INFERIORI
Come la fisioterapia può aiutare in caso di neuropatia

di | 18/09/2019

Scopri come può aiutarti la fisioterapia in caso di neuropatia agli arti inferiori

FISIOTERAPIA PER LA NEUROPATIA AGLI ARTI INFERIORI

Come la fisioterapia può aiutare

Cosa intendiamo per neuropatia agli arti inferiori?

Più che di neuropatia agli arti inferiori sarebbe più corretto parlare di neuropatia periferica: La neuropatia periferica è una condizione patologica che è il risulto di un deterioramento e di un cattivo funzionamento del sistema nervoso periferico.

Fisioterapia per la neuropatia gli arti inferiori:

CAUSE

La neuropatia periferica ha numerose cause, tra queste, merita una citazione particolare; il diabete mellito. Questo tipo di diabete è con molta probabilità uno dei fattori scatenanti principali. Il diabete mellito è una malattia metabolica, provocata da un difetto di secrezione dell’insulina.
A seguito della mancata secrezione dell’insulina, i livelli di glucosio nel sangue aumentano e s’instaura una condizione molto pericolosa per l’organismo, nota come iperglicemia.
La neuropatia periferica che insorge a causa del diabete mellito è chiamata anche neuropatia diabetica.
Secondo le teorie più recenti e attendibili, a provocare la neuropatia diabetica sarebbe proprio l’iperglicemia. Infatti, gli alti livelli di glucosio nel sangue danneggerebbero i vasi sanguigni che riforniscono di ossigeno e nutrienti i nervi periferici.
Senza ossigeno e nutrienti, un qualsiasi nervo, tessuto od organo del corpo va incontro a un processo di morte, indicato più propriamente con il termine di necrosi.

 

Fisioterapia per la neuropatia agli arti inferiori

Fisioterapia per la neuropatia agli arti inferiori: le parti del corpo più colpite da neuropatia periferica sono: gambe, mani e basso ventre.

ALTRE CAUSE DI NEUROPATIA PERIFERICA

Una forma di neuropatia periferica può insorgere anche a causa o a seguito di:

  • Stato di grave alcolismo: Gli alcolisti non assorbono adeguatamente i cibi ingeriti e sono spesso soggetti a episodi di diarrea e vomito. Ciò determina uno stato di malnutrizione, in alcuni casi anche molto severo, che interessa in particolar modo le vitamine.
    Le vitamine (in particolare la B12, la B1, la B6, la niacina e la E) sono fondamentali per la buona salute del sistema nervoso, pertanto una loro carenza comporta, tra le varie conseguenze, anche il deterioramento dei nervi del sistema nervoso periferico.
  • Carenze vitaminiche dovute a cause diverse dall’alcolismo: Se certi alimenti sono esclusi dalla dieta, è probabile che certe vitamine non vengano assunte in quantità adeguate. Ciò può ripercuotersi negativamente a livello delle strutture nervose, esattamente come nel caso dell’alcolismo.
  • Malattie renali croniche: Se i reni funzionano male, vi è un accumulo di sostanze tossiche nel corpo; sostanze tossiche che recano danno al sistema nervoso, nervi periferici compresi.
  • Malattie epatiche croniche: In modo simile ai reni, se il fegato funziona male, il sangue accumula prodotti tossici di scarto e agenti infettivi; quest’ultimi, a lungo andare, determinano un danno alle cellule nervose, tra cui anche quelle costituenti i nervi periferici.
  • Un’infiammazione dei vasi sanguigni.
  • Stato di ipotiroidismo: L’ipotiroidismo è una condizione morbosa che s’instaura a causa di una tiroide poco attiva. Una tiroide poco attiva produce una quantità di ormoni tiroidei insufficiente alle esigenze dell’organismo.
  • Sindromi da compressione nervosa: Sono patologie dovute allo schiacciamento di un nervo, da parte dei tessuti circostanti o per la presenza di una massa tumorale. Il nervo così compresso, quindi, si irrita, provoca dolore e perde le sue funzioni.

    Un classico esempio di neuropatia periferica, dovuta alla compressione di un nervo periferico, è la sindrome del tunnel carpale.

  • Tumori.
  • Esposizione a sostanze tossiche: come insetticidi, arsenico, piombo, mercurio e in generale i metalli pesanti.
  • Gammopatie monoclonali di significato incerto: Sono patologie caratterizzate da ingenti presenze, nel sangue, di una proteina anomala di origine linfoide. A produrre tale proteina sono le plasmacellule, ovvero le cellule del sistema immunitario che secernono gli anticorpi.
  • Malattie del tessuto connettivo: Se interessano il tessuto connettivo che circonda i nervi periferici, possono determinare una forma di neuropatia periferica.
  • Assunzione di determinati farmaci: Tra i medicinali incriminati, ci sono i chemioterapici per la cura del cancro, i farmaci per la pressione sanguigna, alcuni antibiotici (metronidazolo e nitrofurantoina) e gli anticonvulsivanti per il trattamento dell’epilessia (fenitoina).
    Di recente, è stato scoperto che anche le statine per l’ipercolesterolemia favoriscono la comparsa di una neuropatia periferica.
    Ovviamente, si sta parlando di assunzioni di lunga durata.
  • Infezioni: Queste stati morbosi insorgono a causa di virus o batteri, capaci di invadere e danneggiare le cellule nervose.
  • Amiloidosi: È il termine medico per identificare un gruppo di malattie caratterizzate dall’accumulo, spesso in sede extracellulare, delle cosiddette fibrille amiloidi. Insolubili, le fibrille amiloidi compromettono la funzionalità di diversi tessuti e organi del corpo, tra cui anche le strutture nervose.
  • Un trauma fisico che danneggia i nervi periferici.

Fisioterapia per la neuropatia agli arti inferiori:

SINTOMI

Quando il soggetto è affetto da neuropatia agli arti inferiori può accusare difficoltà motorie alle gambe, la deambulazione spesso è compromessa e  si presenta un serio potenziale rischio di cadute improvvise.

Nel caso in cui siano colpiti i nervi sensori, possono verificarsi ipersensibilità o insensibilità al dolore e agli stimoli fisici, formicolii, torpore, sensazione di punture di spillo o freddo a un arto, bruciore. Possono inoltre verificarsi riflessi alterati e cali di forza. L’intensità dei sintomi può variare anche notevolmente nell’arco della stessa giornata.

Se ad essere colpiti sono i nervi preposti al movimento involontario, possono verificarsi complicazioni anche a livello del sistema cardiovascolare.

Se ad essere colpiti sono invece i nervi spinali, possono manifestarsi disturbi alla sensibilità degli arti inferiori come formicolii e diminuzione della sensibilità tattile, termica e dolorifica, oppure sensazioni di bruciore a gambe e piedi. In alcuni casi, la diminuita percezione del dolore può produrre come complicazione il piede diabetico. Infine, se sono colpiti i nervi autonomici possono insorgere stipsi o diarrea, alterazioni della frequenza cardiaca, svenimenti e capogiri, compromissione della funzione erettile e disturbi alla vescica.

Fisioterapia per la neuropatia agli arti inferiori:

TRATTAMENTO FISICO E RIABILITATIVO

I malati neuropatici, riducono la loro attività rinunciando a movimenti che potrebbero in qualche modo scatenare od accrescere la sintomatologia. La mobilizzazione sia passiva che attiva assistita favorisce la funzione metabolica e circolatoria del muscolo, delle parti molli, dell’osso e delle articolazioni.
Tali aspetti, insieme alla riduzione dell’edema, contribuiscono al controllo dei fattori locali che facilitano la sensibilizzazione dei nocicettori e la cronicizzazione del dolore.
I trattamenti fisici sono ben noti ed hanno dimostrato la loro efficacia nel ridurre la sintomatologia dolorosa, anche nel dolore neurogeno da lesione periferica.
Passeremo ora in rassegna quelli che sono i principali trattamenti in uso per la fisioterapia per la neuropatia agli arti inferiori:
  • Chinesiterapia passiva: Questa tecnica chinesiterapica si utilizza nelle situazioni in cui il movimento volontario risulta impossibile. L’obiettivo è quello di migliorare la circolazione locale riducendo la stasi venosa e linfatica. Il movimento passivo consente inoltre di evitare la rigidità articolare, la retrazione tendinea, la contrattura muscolare dovute all’immobilità protratta. La chinesiterapia passiva deve essere iniziata il più precocemente possibile, non appena risulti possibile il movimento di una articolazione senza scatenare il dolore. La precoce mobilizzazione passiva è poi fondamentale nella riabilitazione della mano.
  • Cinesiterapia attiva: Generalmente nelle lesioni complete essa segue la chinesiterapia passiva al comparire dell’attività volontaria. Non esistono studi controllati che valutino, in modo comparativo, l’efficacia delle diverse tecniche di rieducazione motoria. Si ritiene comunemente che tanto più precoce è la riabilitazione, tanto migliore sarà il risultato riabilitativo.

Le tecniche di recupero delle capacità motorie sono differenti a seconda del grado di recupero funzionale raggiunto dal muscolo:

a) Manovre di facilitazione dell’attivazione motoneuronale: in assenza di movimento volontario vengono eseguite manovre che facilitano l’attivazione motoneuronale. L’attività dei motoneuroni inattivi da lungo tempo può essere facilitata quando vengono attivati i motoneuroni adiacenti. Per esempio, l’attivazione del muscolo quadricipite femorale può essere facilitata da una precedente attivazione del tibiale anteriore i cui motoneuroni sono adiacenti ai motoneuroni che innervano il quadricipite femorale. Una maggiore attivazione di un muscolo debole è osservabile subito dopo la contrazione del suo antagonista. La stimolazione sensoriale delle terminazioni nervose tendine, muscolari ed articolari facilita, per via riflessa, l’attivazione dei motoneuroni alfa.
b) Esercizi in favore di gravità: possono essere eseguiti subito dopo la comparsa dell’attività volontaria, quando risulta impossibile compiere esercizi contro gravità.
c) Esercizi contro gravità: devono essere effettuati tutte le volte che il movimento contro gravità è possibile.
d) Esercizi contro resistenza: una volta acquisito il movimento la forza può essere ulteriormente incrementata da esercizi contro resistenza.
La resistenza applicata va gradatamente aumentata.  
Particolarmente utili appaiono gli esercizi in contrazione eccentrica: il muscolo da esercitare viene posto in posizione di partenza di massimo accorciamento e viene richiesto al paziente di opporre una resistenza massimale al movimento di allungamento attuato dal terapista.
e) Esercizi per la coordinazione; affinché venga eseguito un movimento in modo corretto, è necessario che tutte le componenti muscolari, siano costantemente sotto controllo neuromotorio. È utile sottolineare come il rinforzo del muscolo agonista da riabilitare permette di migliorare la coordinazione anche attraverso l’azione inibitoria sugli antagonisti che viene innescata ogni qual volta l’agonista entra in azione.

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Dott. Fabio Marino

FISIOTERAPIA PER NEUROPATIA

FISIOTERAPIA PER LA VESCICA NEUROLOGICA

RESPIRAZIONE DIAFRAMMATICA, POSTURA E STRESS

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