FISIOTERAPIA PER METATARSALGIA

di | 15/05/2019

FISIOTERAPIA PER METATARSALGIA

La fisioterapia per metatarsalgia si occupa della riabilitazione dei disturbi dolorosi derivanti dalla infiammazione della pianta del piede.

fisioterapia per metatarsalgia

La fisioterapia per metatarsalgia tratta il dolore sotto la pianta del piede.

Definizione

La metatarsalgia è una infiammazione nella parte anteriore e inferiore del piede localizzata alla testa dei metatarsi, cioè nella porzione del piede dove iniziano le dita. I metatarsi sono le ossa lunghe che uniscono il piede alle falangi.

Di solito la zona maggiormente dolente si trova a livello del secondo terzo dito.

Il dolore può essere spontaneo oppure dovuto al carico, cioè all’appoggio del piede a terra durante la deambulazione.

Di per se, la definizione è di tipo sintomatologico e non stabilisce le cause del dolore. Queste vanno ricercate in modo più approfondito recandosi da uno specialista in grado di porre la giusta diagnosi.

La maggiore prevalenza di questa affezione è femminile e sembra essere dovuta al tipo di calzatura che viene abitualmente adottata dalle signore. Il tacco alto determina una maggiore compressione a livello della testa dei metatarsi: a lungo andare si infiammano e diventano dolorosi anche per sollecitazioni lievi.

Possono essere presenti degli ispessimenti dolorosi della pelle sotto la pianta del piede. Con il tempo i duroni diventano callosità che non sono altro che un sovraccarico protratto delle teste metatarsali.

Quali possono essere le cause?

La ragione per cui la parte metatarsale si infiamma è un eccesso di carico nella zona.

Ci sono sicuramente situazioni che favoriscono un aumento di carico anteriore a livello metatarsale e che possono essere condizioni di rischio aumentato per la manifestazione della metatarsalgia.

Tra queste ci sono:

  • utilizzo di scarpe antinfortunistica 
  • squilibrio posturale con anteriorizzazione del carico
  • l’abitudine a portare tacchi alti
  • sovraccarichi funzionali dovuti a uno sport specifico

Come ci sono anche delle patologie a causa delle quali si possono manifestare dei dolori metatarsali.

  • trauma
  • capsulite 
  • gamba corta
  • retrazioni del polpaccio
  • malattie reumatiche
  • modificazione anatomiche del piede (alluce valgo dito a martello)
  • neuroma di Morton
  • piede piatto o piede cavo

Diagnosi 

Le cause e le condizioni concomitanti a una metatarsalgia quindi possono essere molte ed è importante che la diagnosi medica sia precisa ed effettuata da uno specialista. Il referente per questi tipi di malesseri di solito è l’ortopedico oppure il fisiatra.

La diagnosi si effettua attraverso una valutazione clinica e test specifici di palpazione del piede, eventualmente correlati con esami per immagini, come le radiografie e la risonanza magnetica per l’analisi dei tessuti molli.

Come si presenta un piede con metatarsalgia

Indubbiamente il primo segnale che porta un paziente a rivolgersi a un consulto di fisioterapia per metatarsalgia è il DOLORE. È una condizione che può essere anche presente a riposo, ma si accentua in modo molto evidente durante il carico e nell’appoggio del piede a terra.

Il paziente tende ad avere una zoppia, più o meno evidente, per evitare l’appoggio del piede in questa zona.

Un altro segnale che si osserva, come abbiamo già detto, è la presenza di duroni sotto la pianta del piede a livello delle teste metatarsali. Può arrivare fino a una callosità se la condizione di sovraccarico è presente da lungo tempo.

Può esserci un arrossamento a livello della zona con una maggiore temperatura al tatto.

La valutazione della fisioterapia per metatarsalgia riscontra un dolore vivo alla palpazione della zona interessata che può coinvolgere anche la parte più prossimale del piede lungo tutta la fascia plantare.

L’avvicinamento manuale delle ossa metatarsali, eseguito dall’operatore tramite una pressione laterale simultanea, accentua di solito il dolore.

Può esserci anche una viva sensazione dolorosa alla palpazione della zona superiore del piede tra le ossa metatarsali, sui tessuti interposti. Questa situazione indica la necessità di un approfondimento diagnostico per il sospetto che la metatarsalgia non sia solo una condizione isolata, ma magari comprenda anche delle altre componenti.

Sarà il medico referente fisiatra oppure ortopedico che appurerà la situazione nel dettaglio in modo da impostare la fisioterapia nella maniera più idonea.

Test funzionali  fuori carico

I test manuali sono indispensabili nella fisioterapia per metatarsalgia per avere una esatta valutazione del dolore, della sua localizzazione, dell’interessamento delle strutture vicine.

La mobilità deve essere sempre confrontata con il piede controlaterale (è un modo un po’ tecnico di riferirsi alla parte del corpo sul lato opposto).

Ci possono essere delle condizioni di blocco articolare bilaterale, oppure delle limitazioni articolari vicine che influiscono sulla pressione che si esercita sulla testa metatarsale durante il cammino.

Test in carico

Ci sono poi test e valutazioni che vanno eseguite con il paziente in posizione eretta o chiedendogli di mettersi sulla punta dei piedi.

Si può anche richiedere l’esecuzione di spinte specifiche, ma di solito la constatazione degli elementi precedenti offre già una idea dell’estensione e della rilevanza del dolore.

Strumenti di diagnosi

Esistono degli strumenti di rilevazione del carico molto performanti nell’ambito della fisioterapia per metatarsalgia usati per la valutazione del piede e del suo appoggio in generale.

Si tratta del

  • podoscopio
  • pedana stabilometrica statica e dinamica

Podoscopio

Il podoscopio è uno strumento dotato di un vetro spesso ad altezza di circa una ventina di centimetri da terra illuminato da una luce orientata sulla sua superficie. Su questo, il paziente deve salire a piedi nudi.

La presenza di un ulteriore specchio sottostante, leggermente inclinato rispetto al vetro, permette al fisioterapista di vedere quali sono le condizioni di appoggio e se esistono differenze sostanziali tra un piede e l’altro.

È uno strumento che offre una valutazione immediata e non dolorosa dell’appoggio plantare.

Da questa prima osservazione si può notare come è fatto e come appoggia il piede.

Se la condizione osservata porta alla necessità di un approfondimento c’è a disposizione un altro strumento.

Pedana stabilometrica

La pedana stabilometrica  è una piattaforma appoggiata al suolo sulla quale sono presenti delle celle di carico disposte in modo uniforme su tutta la superficie.

La persona si mette in stazione eretta sulla piattaforma che è in grado di determinare oggettivamente quali sono i carichi sulle piante del piede, come vengono distribuiti e come variano nel tempo restituendo un grafico delle informazioni ricercate.

Infatti la pedana è collegata a un computer che trasforma il segnale ricevuto dall’appoggio in dati oggettivi che possono essere analizzati tramite la loro visualizzazione su uno schermo.

È uno strumento in grado di oggettivare i dati rilevati dalla osservazione con il podoscopio.

La rivelazione dinamica

La pedana stabilometrica dispone di un’altra caratteristica valutativa del piede nella fisioterapia per metatarsalgia.

Si può infatti fare una valutazione dinamica del passo facendo camminare il paziente sopra la piattaforma.

Ce ne possono essere di diverse lunghezze in grado di registrare più passi contemporaneamente, oppure atte alla misura dello svolgimento di un solo passo.

La rilevazione computerizza permette di evidenziare come il piede appoggia, come si svolge il passo e come si effettua la fase di stacco dell’alluce.

I dati sono messi a confronto con misure standard in modo da rilevarne le variazioni.

Nel caso di metatarsalgia acuta si possono quindi evidenziare delle fasi del passo che tendono a evitare la zona dolorosa e a compensare con delle oscillazioni anomali rilevabili dal tracciato computerizzato.

L’aspetto interessante di questa analisi è la possibilità anche di rilevare delle condizioni predisponenti al dolore.

La fisioterapia per metatarsalgia, attraverso questo strumento, può dunque intercettare una predisposizione al sovraccarico in una determinata zona e presumere che si possa poi manifestare una sintomatologia successiva se dovessero permanere le stesse condizioni.

In questi casi il paziente in esame può anche riferire di avere avuto degli occasionali accessi di dolore a livello della parte inferiore del piede, poi scomparsi.

Cosa dovrebbe essere la normalità

Quale dovrebbe essere la normalità dell’appoggio e quali sono le condizioni di devianza che possono predisporre verso un dolore al piede?

Vediamole un attimo per capire meglio quali sono le conseguenze del dolore plantare e come la fisioterapia per metatarsalgia possa occuparsi di queste condizioni.

Come deve funzionare un piede?

Il piede è formato da 26 ossa differenti le quali devono funzionare in armonia e senza restrizioni per consentire al passo di svolgersi in una maniera fisiologica.

Se una zona è ristretta nella mobilità oppure  ci sono delle interferenze superiori per cui il cammino si svolge in modo alterato, tutto il corpo ne risentirà.

Il piede possiamo immaginarlo diviso in tre parti.

  • anteriore
  • mediana
  • posteriore

Ognuna svolge all’interno del passo e nella stazione eretta delle funzioni diverse.

Proviamo a visualizzare come il piede in appoggio lascia un’orma sulla spiaggia durante una camminata sulla sabbia.

La parte posteriore, quella relativa all’appoggio del tallone, tocca per prima a terra. Segue poi lo svolgimento del passo in cui la parte centrale, che forma un arco, “srotola” fino ad arrivare a fare toccare le dita. È la volta plantare. L’ultima parte del piede a lasciare il terreno sono le dita, in particolar modo sarà l’alluce.

Nello svolgersi dell’andatura, come nella semplice stazione eretta,  l’impronta che lascia la volta centrale può essere più o meno importante. È questa a determinare le caratteristiche del piede classificandolo in piatto, normale o cavo a seconda della sua larghezza.

Se la misura dell’impronta di questa parte è minore di un quarto rispetto all’orma lasciata da quella anteriore del piede allora siamo in una condizione definita di normalità. Quando l’orma tende ad assottigliarsi fino a scomparire, lasciando in vista solo la parte dell’avampiede e del retropiede nei casi più estremi, siamo in presenza di una condizione tendente al cavismo plantare.

Se invece la parte dell’istmo è più spessa, fino a diventare addirittura maggiore della dimensione dell’avampiede si parla di un piede piatto.

Anche queste sono condizioni influenti sull’appoggio che vanno valutate specificamente.

Il passo non è svincolato dalla parte superiore del corpo

Lo schema di sviluppo del passo dovrebbe svolgersi in un fisiologico l’alternarsi ritmico e simmetrico delle gambe e delle braccia.

Quando una gamba si porta avanti il braccio controlaterale si proietta indietro e viceversa.

Chiaramente anche il bacino e la schiena concorrono all’esecuzione del movimento portandosi in una posizione relativa di rotazione da una parte e dall’altra a seconda della gamba posta anteriormente.

Un fisioterapista esperto è in grado di valutare l’andamento della deambulazione tramite l’osservazione del cammino spontaneo e di capire se ci sono tendenze non equilibrate e dove potrebbero provocare delle conseguenze con l’andare del tempo.

La fisioterapia per metatarsalgia in fase sintomatica vedrà il paziente camminare in modo claudicante così da evitare il carico sul piede, a scapito però dei segmenti superiori i quali possono andare incontro a una sintomatologia dolorosa secondaria non meno importante del dolore stesso.

L’aiuto del podologo

Non sempre la fisioterapia per metatarsalgia riesce a risolvere il problema in modo indipendente. Ci può essere bisogno dell’intervento di una figura specifica nel trattamento del piede.

Il podologo valuterà tutte le condizioni del piede. In base alla sua valutazione specifica consiglierà una escissione delle callosità, oppure l’utilizzo di un plantare, o dei feltraggi alle scarpe per diminuire l’appoggio sulle zone dolenti.

Può anche consigliare l’uso di certi tipi di calzature: con quali caratteristiche, con quale altezza al tacco sono preferibili, oppure indicare solo delle solette anti shock per ridurre l’impatto del carico.

Non ci addentriamo in un campo che non è di nostra competenza, ma bisogna pensare sempre a  trattare i pazienti in collaborazione con figure tecniche specializzate.  Facciamoci consigliare anche in questo ambito.

Fisioterapia 

Abbiamo fatto tutte queste premesse per rendere l’idea di quante condizioni diverse possono essere presenti per colui che si reca in uno studio di fisioterapia per metatarsalgia. È anche per questa ragione che riteniamo di massima importanza la collaborazione costante tra le figure professionali mediche e riabilitative in modo tale da poter rispondere nella maniera più idonea ai bisogni del paziente.

Infatti in un caso di dolore al piede vanno analizzate sia le condizioni locali che condizione generali.

In questo ultimo caso, nella fisioterapia per metatarsalgia, è necessario considerare anche aspetti quali la postura, le abitudini di vita, di lavoro e sportive.

Conseguenza di una metatarsalgia

La fisioterapia per metatarsalgia si occupa più spesso della fase acuta e sintomatica.

La terapia fisica, cioè tutta la parte della fisioterapia che adotta delle energie esterne per stimolare una reazione di guarigione, è di grande aiuto.

In dotazione della riabilitazione esistono diverse possibilità.

Terapia fisica

  • magnetoterapia
  • ultrasuoni
  • laser
  • tecarterapia

La magnetoterapia utilizza delle onde elettromagnetiche con la proprietà di penetrare all’interno del corpo a diverse profondità per indurre dei meccanismi antinfiammatori e antidolorifici.

Va impostata nella giusta maniera in modo che sia efficace sulla struttura che è coinvolta.

Lo stesso effetto antinfiammatorio e antidolorifico può essere ottenuto attraverso l’erogazione di ultrasuoni o laser terapia.

I mezzi fisici sono differenti, in un caso si tratta di onde sonore e nell’altro di emissioni luminose. Sono state studiate apposta delle frequenze con la proprietà di avere un effetto biologico sul corpo.

Il fisioterapista, insieme con il medico, sono in grado d’individuare quale sia il sistema più efficace per il singolo caso.

Un’altra possibilità in essere è l’utilizzo della tecarterapia. Si tratta di un innovativo sistema terapeutico in grado di erogare dell’energia che il corpo immagazzina. Ha due applicazioni: una capacitiva e una resistiva.

Impostando in modo adeguato la programmazione della tecar è possibile raggiungere dei tessuti profondi, attraverso la modalità resisitiva, oppure più superficiali, usando il manipolo in senso capacitivo.

Nel caso di una impostazione capacitiva si avrà un maggiore risultato terapeutico sulla componente superficiale, circolatoria e linfatica. L’azione  resistiva sarà maggiormente localizzata sull’apparato osteoarticolare e tendineo.

La riabilitazione

Per quanto riguarda la fisioterapia per metatarsalgia il primo approccio da considerare è la terapia conservativa. Prevede:

  • riposo funzionale, per quanto possibile
  • impacci freddi, per favorire la diminuzione del dolore e dell’infiammazione
  • elevazione dell’arto
  • assunzione di terapia medica di supporto con antinfiammatori e antidolorifici, come indicato dal medico.

Quando il dolore inizia a passare bisogna utilizzare delle scarpe confortevoli e non costrittive, delle solette anti shock, oppure dei plantari appositi, come consigliati dal podologo o dall’ortopedico.

La fisioterapia può aiutare con delle terapie manuali

  • kinesiotaping
  • esercizi di stiramento e mobilizzazione
  • rieducazione posturale

Vediamole una alla volta.

Kinesiotaping

Si tratta dell’applicazione di cerotti che hanno il compito di favorire la circolazione sottocutanea e di rilassare i muscoli. La loro applicazione determina l’effetto terapeutico.

In caso di dolore al piede si può favorire la diminuzione della infiammazione e il ripristino di un flusso sanguigno più efficace in modo che i meccanismi di guarigione propri del corpo siano supportati da una buona circolazione locale.

Esercizi di stiramento

È importante eseguire esercizi atti al rilassamento e l’equilibrio della muscolatura propria del piede.

Si deve considerare anche la tensione del gastrocnemio e del soleo che sono i muscoli posteriori della gamba. Questo è un esercizio che il paziente deve fare anche a casa. Bisogna stare in piedi per un munito, diverse volte al giorno, con la punta del piede appoggiata a uno scalino in modo che il peso del corpo determini una trazione sul muscolo posteriore.

Inoltre bisogna prendere in considerazione anche la muscolatura anteriore e laterale della gamba: il tibiale anteriore e i muscoli peronieri possono essere tesi e dolenti e imporre una andatura rigida.

La mobilizzazione articolare del piede è molto importante. Il piede, come abbiamo visto, è costituito da 26 ossa e 33 articolazioni. Ognuna deve essere in grado di muovesi liberamente per permette re al piede di svolgere il passo in modo armonico e non gravare su alcune porzioni più rispetto ad altre.

Rieducazione posturale

Come abbiamo visto le conseguenze e alcune cause della metatarsalgia sono da ricercare in un atteggiamento posturale che determina un appoggio plantare sbilanciato. La rieducazione posturale adottata dalla fisioterapia per metatarsalgia ha il compito di equilibrare la postura permettendo al carico di essere meglio distribuito.

Sono esercizi attivi guidati dal fisioterapista e impostati in relazione alla patologia e alla condizione del paziente in modo personalizzato.

 

PER PRENOTARE UNA VALUTAZIONE O RICEVERE MAGGIORI INFORMAZIONI SULLA FISIOTERAPIA PER METATARSALGIA  CLICCA QUI

Dott. Fabio Marino

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE I SEGUENTI ARTICOLI:

FISIOTERAPIA PER LA FASCITE PLANTARE?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *