FISIOTERAPIA PER OPERAZIONE MENISCO
Consigli per utili per la riabilitazione del ginocchio

di | 30/10/2019

Fisioterapia per post operazione menisco… in cosa consiste!

FISIOTERAPIA PER OPERAZIONE AL MENISCO

Che tipo di fisioterapia fare

In questo articolo parleremo di quanto sia utile la fisioterapia post operazione al menisco, ma che tipo di struttura è il menisco?

Cos’è il menisco?

I menischi sono due strutture fibrocartilaginee presenti all’interno del ginocchio che fungono da cuscinetto tra il femore e la tibia, la loro funzione è quella di attenuare le sollecitazioni meccaniche cui è sottoposta l’articolazione. Hanno la forma di una mezzaluna, composta da una porzione centrale e da due estremi chiamati corno anteriore e corno posteriore. I loro nomi rimandano alla posizione che occupano all’interno del ginocchio: abbiamo, quindi, il menisco mediale e il menisco laterale.

Come si può rompere il menisco?

La rottura del menisco può avvenire in base a fattori che vengono suddivisi in due grandi categorie: cause traumatiche e cause degenerative. La differenza tra le due sta nel fatto che nelle prime il trauma interessa un organo sano, queste infatti sono più frequenti nelle persone che praticano sport. Nel caso, invece, di un menisco rotto per cause degenerative, invece, la sollecitazione avviene su una struttura già danneggiata, che quindi ha una resistenza inferiore rispetto ad un menisco sano. In entrambi i casi, la rottura può essere imputabile un trauma diretto, cioè con un sovraccarico determinato da una forte pressione, oppure, un movimento di rotazione.

Le lesioni del menisco possono essere suddivise anche in base alla localizzazione del problema:

  • la rottura del corno anteriore
  • la lesione del corno posteriore
  • la lesione del corpo del menisco

Infine, un’ulteriore classificazione prende in considerazione il decorso e l’aspetto della lesione:

  • longitudinali: la ferita è un taglio che segue il corso della mezzaluna. Se non trattata, la lesione si allarga: in questo caso viene chiamata “a manico di secchio”.
  • radiali: la rottura si insinua come un cuneo dal perimetro verso il centro del menisco. Se trascurata, può estendersi e assumere la forma di un becco di pappagallo.
  • orizzontali: la ferita, orizzontale all’interno del corpo, talvolta degenera e il tessuto si apre. È la cosiddetta lesione di tipo

Sintomi rottura menisco

La rottura del menisco porta alla comparsa di alcuni sintomi che possono essere facilmente riconosciuti. La sintomatologia varia in base al tipo di lesione: nei casi di rotture traumatiche, l’articolazione è gonfia e rigida e la persona avverte un forte dolore, che generalmente peggiora con il passare dei giorni (2 o 3 giorni) dal momento della rottura del menisco. Contemporaneamente, anche il gonfiore aumenta, fino a rendere molto difficoltoso qualsiasi movimento. Il menisco rotto, dunque, presenta questi sintomi nella maggior parte dei casi in contemporanea, tuttavia se non trattato prontamente può degenerare e compromettere progressivamente le funzioni dell’articolazione e/o coinvolgere nella lesione anche altre strutture, come i legamenti. Non è raro, infatti, che un evento traumatico provochi la lesione contemporanea di menisco e crociato.

Categorie e fattori di rischio

La resistenza del menisco, e dunque il rischio di lesione, è correlata all’età del paziente, infatti oltre i 40 anni inizia una progressiva degenerazione della cartilagine meniscale che lo rende nel tempo sempre più debole.

Negli sport ad elevata intensità e nelle attività lavorative che presuppongono un carico sul ginocchio, le lesioni del menisco sono più frequenti. I movimenti più a rischio, durante l’attività sportiva, sono quelli con rotazione veloce e flesso-estensione del ginocchio, oppure il sollevamento pesi da terra. Di conseguenza, gli sport che mettono più a rischio questa struttura sono quelli che portano ad effettuare frequenti cambi di direzione e scatti con arresti immediati, ovvero:

  • Calcio
  • Basket
  • Rugby
  • Football americano
  • Tennis
Fisioterapia per operazione menisco

Fisioterapia per operazione menisco: tra gli spot più a rischio c’è il rugby

Anche negli adolescenti le lesioni del menisco sono diventate frequenti: i principali motivi sono la partecipazione sempre maggiore a sport agonistici da parte dei ragazzi, e il focalizzarsi in età infantile, da parte delle famiglie, su una sola pratica. Ma è negli ultraquarantenni, come detto, che la rottura del menisco è più frequente, soprattutto quella degenerativa. Inoltre, se il ginocchio in questione è affetto da artrosi, il menisco risulta essere più esposto a sovraccarico, per una diminuita elasticità della cartilagine.

Quando intervenire sul menisco?

La terapia proposta per una lesione del menisco varia in base alla tipologia di infortunio, alla gravità e all’età del paziente coinvolto. Nel caso in cui, per esempio, la lesione sia lieve, può essere sufficiente un trattamento di tipo conservativo che preveda riposo, ghiaccio e farmaci in maniera tale che la lesione possa guarire spontaneamente e il dolore si allevia. Questa strategia non è, tuttavia, adatta ai casi di menisco rotto più gravi per cui è necessaria la correzione chirurgica. L’esperienza artroscopica maturata negli ultimi tre decenni ha evidenziato, infatti, che il menisco è al centro del sistema di ammortizzazione del ginocchio: è, in altre parole, fondamentale per un corretto uso dell’articolazione.

Attualmente nei pazienti giovani si tende a riparare le lesioni mediante sutura, mentre in caso di rottura ampia si può optare anche per la sostituzione tramite trapianto o l’installazione di un menisco artificiale. Nelle persone di età superiore ai 50 anni, invece, se la lesione non è complessa, è consigliabile preservare il ginocchio utilizzando trattamenti incruenti, tra i quali le infiltrazioni di acido ialuronico.

Fisioterapia per una operazione al menisco

Il tempo medio di degenza in ospedale è di 1 notte, ma l’operazione può essere eseguita anche in Day Hospital in caso di interventi semplici che non richiedano procedure associate.

La riabilitazione del ginocchio operato in artroscopia è molto più semplice di quella necessaria dopo altri tipi di intervento in zona. In seguito ad una meniscectomia mediale il paziente può ritornare a camminare con stampelle 24 ore dopo l’intervento e recuperare completamente la mobilità articolare in 2 settimane circa.

Spesso è necessaria qualche seduta di fisioterapia post operazione al menisco, speso vengono usati:

  • Elettrostimolazioni
  • Stretching
  • Riabilitazione propriocettiva del ginocchio

Dopo una buona fisioterapia post operazione al menisco, uno sportivo può ritornare a correre dopo circa 2-3 settimane, a giocare a calcio o praticare uno sport di contatto mediamente 20-30 giorni dopo l’artroscopia. Un lavoro sedentario può essere ripreso mediamente dopo 2-7 giorni, un’attività lavorativa pesante necessita di circa 3-4 settimane. I punti di sutura sono rimossi 12-14 giorni dopo l’intervento. È necessario non bagnare le cicatrici per 15-20 giorni, durante questo periodo è sconsigliato andare in piscina o fare il bagno.

Esercizi per il ginocchio

Vediamo ora un esempio di un programma di fisioterapia post operazione al menisco.

Subito dopo l’intervento al paziente viene applicato uno speciale tutore per il ginocchio che lo può bloccare in posizione estesa o concedere piccoli movimenti controllati.

Il giorno successivo all’intervento delle stampelle vengono messe a disposizione del paziente per camminare. Altre volte la deambulazione in carico viene consentita sin dal primo giorno dopo l’operazione, a condizione che il ginocchio venga bloccato in estensione dal tutore.

Nei giorni seguenti il tutore può essere rimosso, consentendo limitati movimenti di flessione del ginocchio in rapporto alla tollerabilità del movimento. L’obiettivo di questi primi giorni sarà il rafforzamento del muscolo quadricipite. A tal proposito possono essere eseguiti esercizi a catena cinetica aperta e, successivamente, a catena cinetica chiusa, ad esempio:

  • Contrazioni isometriche del quadricipite: seduti a terra, con la gamba infortunata distesa ed aderente al terreno, l’altra piegata. Spingere verso il terreno il ginocchio infortunato contraendo il quadricipite (muscolo anteriore della coscia). Mantenere per 10 secondi, rilassarsi e ripetere 3 volte
  • Estensioni dell’arto inferiore: seduti a terra, con la gamba infortunata distesa e aderente al terreno, l’altra piegata. Contrarre i muscoli del quadricipite per sollevare l’arto infortunato di 20 cm mantenendolo il ginocchio completamente esteso. Mantenere la posizione per 10 secondi, rilassarsi e ripetere 3 volte
  • Mezzo squat: in piedi, mani lungo i fianchi, piedi alla larghezza della spalle con le punte ruotate verso l’esterno di 30°. Flettere entrambe le ginocchia di 45 grandi, spingere sui talloni contraendo i muscoli della coscia e tornare nella posizione di partenza. Ripetere 10 volte.
  • Step, su e giù: allena tutti i muscoli della coscia e i glutei. Salire su un gradino di 5 cm utilizzando l’arto infortunato, poi scendere lentamente fino ad appoggiare il tallone dell’altro piede. Sollevarsi verso l’alto facendo forza sul tallone dell’arto dolente e ripetere. Durante la flessione il ginocchio infortunato non deve mai superare la proiezione verticale della punta del piede. L’altezza del gradino andrà aumentata progressivamente seduta dopo seduta.

Nella fase intermedia (2-4 settimane dopo l’operazione) il programma riabilitativo proseguirà aumentando l’intensità dell’esercitazioni. Verranno così introdotti esercizi contro resistenza (isotonici) per il rafforzamento dei muscoli della coscia in relazione alla tollerabilità all’esercizio. Durante il mezzo squat si potranno raggiungere i 60° di flessione sempre in base al grado di recupero e alle sensazioni individuali.

In questa fase è inoltre importante migliorare la propriocezione dell’articolazione tramite lavori su pedana basculante in appoggio bipodalico.

Nella terza e ultima fase (4-8 settimane) il lavoro proseguirà con il rafforzamento isotonico ed isocinetico di tutto l’arto inferiore. Verranno introdotti esercizi di rinforzamento a catena cinetica chiusa di intensità progressivamente crescente come esercizi pliometrici, salti, balzi ecc.

Il recupero completo avverrà in questo caso soltanto dopo tre quattro mesi dall’intervento.

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Dott. Fabio Marino

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