FISIOTERAPIA PER PROTESI DI GINOCCHIO
La fisioterapia per protesi di ginocchio si avvale di molti strumenti...scopriamoli insieme!

di | 17/09/2019

Fisioterapia per protesi di ginocchio

FISIOTERAPIA PER PROTESI DI GINOCCHIO E ISOCINETICA 

fisioterapia per protesi di ginocchio

Le protesi di ginocchio; la fisioterapia per protesi di ginocchio lavora anche con il macchinario di isocinetica per la riabilitazione

La fisioterapia per protesi di ginocchio è una pratica della riabilitazione indispensabile a seguito di un intervento di questo tipo; il macchinario di isocinetica è uno strumento molto efficacie per la ripresa funzionale della gamba.

Se siamo in una condizione per cui abbiamo subito un intervento di protesi totale del ginocchio (PTG) è per il fatto che l’articolazione si trovava in una condizione tale per cui la deambulazione non era più efficace e si svolgeva, con ogni probabilità, con estremo dolore e per brevi tratti.

La fisioterapia per protesi di ginocchio, quindi, è la diretta conseguenza della chirurgia. Infatti quest’ultima ha il compito di ricostruire l’articolazione con mezzi di sintesi in modo da riportarla nella condizione biomeccanica originaria.

Vediamo un po’ meglio cos’è la protesi di ginocchio e quali sono brevemente le sue caratteristiche per poi parlare della riabilitazione e in particolar modo del macchinario di isocinetica che, in casi di fisioterapia ortopedica, si presta ad essere utilizzato con estremo successo.

La protesi di ginocchio è un dispositivo impiantato per sostituire definitivamente l’articolazione. Solitamente, la causa è un problema degenerativo come l’artrosi.

Quando è necessaria la protesi di ginocchio?

Il medico ortopedico decide di adottare questa soluzione quando l‘artrosi è in uno stadio avanzato.

Il paziente manifesta molto dolore ed ha una ridotta mobilità dell’articolazione, oltre alla scarsa funzionalità del ginocchio.

Può essere impiantata una protesi anche per cause traumatiche, a seguito di incidente. Ad esempio, si può intervenire con la protesi se la frattura eventuale non è stata sintetizzata in altro modo (chiodi, placche, viti o fili).

Che cosa può portare all’artrosi?

L’artrosi, come sappiamo, è una condizione degenerativa progressiva che porta a conseguenze per cui i capi articolari, che normalmente hanno delle caratteristiche tali da poter consentire una mobilità senza resistenze, si modificano tanto da risultare a volte incompatibili con il movimento stesso.

Quali sono le sue caratteristiche?

  • Anatomia alterata dell’articolazione. Ne sono un esempio le ginocchia valghe (“a x”) o vare (“a O”)
  • Sovrappeso.  Equivale ad un sovraccarico delle articolazioni
  • Malattie reumatiche che usurano l’articolazione
  • Degenerazione dovuta all’età. Le persone più a rischio di artrosi sono gli over 60.

Sia nel caso di artrosi, che di cause traumatiche, l’obiettivo dell’intervento è ritornare ad avere delle superfici ossee funzionali al movimento del ginocchio.

Vedremo in seguito che, anche nelle condizioni di artrosi conclamata, la fisioterapia possiede degli strumenti molto sofisticati per trattare la gamba anche senza un intervento chirurgico. È il  caso del macchinario di isocinetica… ma lo vedremo dopo e lo abbineremo alla fisioterapia per protesi di ginocchio.

Il percorso fino alla diagnosi

Il medico, durante la prima visita, si occupa di effettuare l’anamnesi del paziente, ovvero la raccolta dati e l’intervista riguardo ai sintomi precisi. Successivamente, effettua un esame obiettivo del ginocchio, ossia una valutazione osservazionale e palpatoria.

Osserva il ginocchio, verificando se è gonfio e tumefatto, se è caldo o rosso, ed effettua una valutazione dei movimenti attivi e passivi. È possibile che il medico decida di prescrivere anche degli esami strumentali di conferma, iniziando con una radiografia del ginocchio in carico con proiezioni sagittali e laterali, per valutare le componenti ossea e articolare.

Solo se riterrà opportuno valutare anche i tessuti molli, potranno essere successivamente prescritti altri esami come una risonanza o una TAC.

La protesi di ginocchio…

La tipologia di protesi da impiantare è stabilita dall’ortopedico in base alle condizioni del ginocchio.

Se è solo parzialmente danneggiato, si può optare per una protesi mono-compartimentale. In alternativa, sarà necessario un impianto di una protesi totale in sostituzione dell’intera articolazione.

L’intervento è una soluzione definitiva, ma la protesi ha una durata di circa 20 anni; potrebbe essere necessaria una revisione. Pertanto, in pazienti giovani spesso si tende ad aspettare un po’ di anni prima dell’intervento, effettuando fisioterapia di mantenimento. E’ preferibile comunque non aspettare troppo per l’operazione, perchè potrebbe diventare controindicata.

Le condizioni cliniche del paziente molto anziano potrebbero controindicare l’operazione ed il recupero diventare più difficile. Durante l’intervento, vengono applicate le nuove componenti sull’osso della tibia e del femore. La cartilagine danneggiata viene asportata e può essere sostituita con una nuova superficie.

Dopo l’intervento, sarà fondamentale indossare le calze antitrombo, per evitare la trombosi venosa profonda e utilizzare i farmaci anticoagulanti prescritti. Sarà importantissimo cominciare precocemente la fisioterapia per recuperare il prima possibile i movimenti di flessione ed estensione.

FISIOTERAPIA PER PROTESI DI GINOCCHIO

La riabilitazione di solito inizia quasi subito, dopo la rimozione del drenaggio.

Ora vediamo la parte della riabilitazione dedicata agli esercizi e in seguito approfondiremo il discorso sul macchinario di isocinetica che vedremo essere la soluzione migliore per la riabilitazione di questa e altre condizioni.

In prima giornata il paziente viene messo seduto, in seconda in piedi ed in terza si provano cautamente i trasferimenti con l’ausilio di stampelle canadesi o deambulatore.

Nei primi giorni dopo l’intervento, il fisioterapista deve occuparsi dell’addestramento del paziente riguardo alle modalità degli spostamenti.

Deve quindi insegnargli anche a muoversi e ad effettuare i passaggi posturali. Ad esempio, nel salire e scendere dal letto, sarà più facile utilizzare la gamba sana come sostegno della operata, mettendo il piede sano sotto l’altro.

Nei primi 15 giorni è importante lavorare sullo scollamento della cicatrice e cominciare con la mobilizzazione precoce. Il ginocchio viene movimentato in flessione ed estensione, raggiungendo se possibile i 90 gradi di flessione. Oltre al lavoro manuale del fisioterapista, vengono utilizzati anche degli apparecchi di mobilizzazione passiva motorizzati.

Il cammino…

Il cammino è possibile solo grazie all’utilizzo di stampelle canadesi (o deambulatore nel caso di pazienti anziani), che permettono di non caricare tutto il peso sull’arto operato.

Successivamente, si prosegue con la mobilizzazione passiva e attivo-assistita fino a raggiungere i 100 gradi di flessione del ginocchio.

Nel primo periodo il paziente impara la salita e la discesa dalle scale, utilizzando le stampelle. Viene insegnata la regola per cui nel salire si porta avanti per prima la gamba sana e la stampella, successivamente la gamba operata, effettuando uno scalino alla volta. Al contrario, nella discesa si muove prima la stampella insieme all’arto operato, successivamente l’arto sano.

Si introducono degli esercizi attivi effettuati solo dal paziente, utilizzando anche dei piccoli pesi. Possono essere necessarie più sedute di fisioterapia per raggiungere una flessione simile a quella della gamba non operata (120° contro i 135° circa del ginocchio sano).

Proseguendo con il recupero, si può utilizzare una sola stampella da portare dalla parte opposta alla gamba operata. Le stampelle vengono abbandonate quando il paziente si sente pronto e dopo aver ricevuto l’ok da parte dell’ortopedico.

Per un recupero completo ci vogliono dai 30 ai 90 giorni circa. Spesso i pazienti si sentono ritornati al benessere completo dopo 6 mesi dall’intervento.

Gli esercizi di fisioterapia per protesi di ginocchio

Vediamo alcuni esercizi che si possono proporre con la fisioterapia per protesi di ginocchio, senza utilizzo di macchinari.

La riabilitazione con il macchinario di isocinetica la vedremo successivamente, dedicando una parte esclusiva a questo argomento.

Flessione ed estensione della caviglia da supino

Tra i primi esercizi da effettuare vi è la flessione e l’estensione della caviglia, in posizione supina (a pancia in su) sul letto. Si deve muovere la punta del piede verso l’alto e verso il basso per 10 volte. A questo esercizio si può aggiungere la contrazione isometrica del quadricipite.

Contrazione isometrica del quadricipite da supino

Sempre in posizione supina, come movimento isolato o in combinazione con l’esercizio precedente, si chiede al paziente di contrarre il quadricipite mantenendo ferma la gamba. Mentre si muove la punta del piede verso l’alto, si aggiunge una contrazione del quadricipite schiacciando il ginocchio sul lettino. Il movimento può essere facilitato mettendo sotto al ginocchio un piccolo rialzo, che può essere un rotolino, un cuscinetto o una piccola palla.

Esercizio di flessione da supino con scivolamento del tallone

In posizione supina, con il piede appoggiato al lettino, effettuare una flessione di anca e ginocchio facendo scivolare il tallone sulla superficie. Arrivare fino al limite consentito dal dolore. Questo esercizio verrà poi sostituito dalla flessione del ginocchio senza appoggiare il tallone

Esercizio di flessione da supino

In posizione supina, effettuare una flessione di anca e ginocchio tenendo la gamba sollevata dalla superficie di appoggio.

Esercizio di flessione da seduto

Il recupero della flessione di ginocchio può essere effettuato anche da seduto sul bordo del letto. Il piede della gamba sana guida il movimento, spingendo quello dell’arto operato sotto il letto, in modo da aumentare i gradi di flessione

Esercizio di flessione da prono

La flessione del ginocchio può essere effettuata anche da prono, sia con l’assistenza dell’arto sano, sia attivamente. Possono essere aggiunti dei pesi alla caviglia.

Esercizio di estensione da supino con supporto

In posizione supina, viene posizionato un supporto (cuscino, rullo) sotto le ginocchia, in modo da tenerle in appoggio e poter estendere verso l’alto la gamba. Possono essere aggiunti dei pesi alla caviglia. La variante senza l’utilizzo del rullo sostituirà questo esercizio.

Esercizio di estensione da supino

Da supino, partendo con le ginocchia piegate e i piedi in appoggio sul lettino, estendere la gamba verso l’alto. Possono essere aggiunti dei pesi alla caviglia.

Esercizio di estensione da seduto

Da seduto sul bordo del letto, si può effettuare un’ estensione assistita dall’arto sano, posizionato sotto quello operato. Successivamente, si può effettuare l’estensione libera, utilizzando solo la forza dell’arto operato. Possono essere aggiunti dei pesi alla caviglia.

Esercizio di estensione da prono

L’estensione può essere recuperata anche da prono (pancia in giù), mantenendo il piede fuori dal lettino con un peso alla caviglia, che aiuterà a ottenere la massima estensione passiva.

Altri esercizi a lettino

Esistono molti altri esercizi che si possono proporre, sia a corpo libero, sia mediante l’utilizzo di macchinari di isocinetica o di altri classici strumenti per il rinforzo muscolare, sia con la rieducazione propriocettiva.

A titolo di esempio ne elenchiamo altri due:

  • sollevamento della gamba tesa da supino
  • sollevamento della gamba tesa in apertura, sul fianco

Cyclette

Potrebbe essere molto utile utilizzare una cyclette. Inizialmente, si consiglia di tenere il sellino molto alto, per evitare un’eccessiva flessione del ginocchio. Se la pedalata risulta troppo dolente o difficoltosa, si può provare le prime volte ad effettuare solo dei mezzi giri o tentare la pedalata all’indietro. Successivamente, aumentata la forza e l’articolarità, si potrà progressivamente abbassare la sella e aumentare la resistenza.Fisioterapia per protesi di ginocchio

Esercizi in piedi

  • Posizionarsi in appoggio con le mani ad una superficie stabile (tavolo, lettino) ed effettuare delle salite sulla punta dei piedi per favorire l’estensione. f
  • Posizionare un piede avanti e uno indietro, entrambi completamente in appoggio, e piegare la gamba davanti mentre si estende la gamba dietro. Alternare le due gambe. In questo modo, si può ottenere sia un aumento della flessione, se l’arto operato è davanti, che un aumento dell’estensione del ginocchio, se l’arto operato è indietro.
  • Si possono anche effettuare degli squat (piegamenti sulle ginocchia) per aumentare la flessione.

Ma ora vediamo il macchinario di isocinetica…

Si tratta di una macchina che può essere nella  dotazione di una palestra di fisioterapia e serve per la riabilitazione di una serie di condizioni patologiche e sportive molto ampia.

ISOCINETICA:

Un macchinario in grado di garantire un recupero massimale nella riabilitazione motoria, nella riatletizzazione e nel potenziamento muscolare.

Ma che cos’è in poche parole?

Per iniziare cerchiamo di capire l’etimologia della parola.

L’isocinetica=velocità costante.

Ovvero grazie al macchinario riusciamo a svolgere esercizi muscolari  a velocità costanti lungo tutto l’arco del movimento.  Questo è possibile grazie all’intervento elettronico o idraulico che non fa variare nell’arco di movimento la velocità fissata a inizio esercizio.

La caratteristica fondamentale dell’esercizio isocinetico è la “resistenza accomodante”: dato che la velocità del movimento è controllata, la resistenza prodotta dalla macchina isocinetica è proporzionale alla forza esercitata dal muscolo in modo tale che un carico massimale può essere applicato in ogni punto dell’arco di movimento. Ogni apparecchiatura isocinetica si divide in due grandi categorie:

  1. Pluriarticolare
  2. Monoarticolare

Questo macchinario ha ritrovato notevole successo nel percorso riabilitativo di molti atleti.

E’ considerata il “non plus ultra”  per la riabilitazione ortopedica.

In particolare modo per la caratteristica di riallenare il muscolo con diversi tipi di contrazioni che favoriscono l’accelerazione dei tempi di recupero.

Recenti studi hanno testato la sua funzionalità anche su pazienti non sportivi, in particolare sottoposti ad intervento di sostituzione protesica di ginocchio. L’aumento esponenziale degli interventi di ginocchio e la riduzione dell’età dei pazienti ha determinato la necessità di formulare un programma riabilitativo più efficace e personalizzato.

La domanda che si sono posti è:

L’ISOCINETICA DIMEZZA I TEMPI DI RECUPERO PER TUTTI…

o solo nella fisioterapia per protesi di ginocchio?

Per rispondere a questa domanda è stato effettuato uno studio scegliendo 10 persone a cui era previsto un intervento di sostituzione protesica di ginocchio senza conservazione del legamento crociato posteriore.

I pazienti reclutati, nell’arco di 4 mesi, sono stati valutati con il macchinario con un test pre e post operazione: valutando nel ginocchio:

  • PICCO DI FORZA
  • IL LAVORO
  • LA POTENZA
  • RAPPORTO MUSCOLI AGONISTI-ANTAGONISTI

I dati di ogni paziente infine sono riassunti in un grafico comparativo come nell’immagine.

Fisioterapia con isocinetica

Dati forniti dal dinamometro isocinetico dopo il test.

Successivamente l’intervento si è deciso di dividere i pazienti in due gruppi. Per la prima metà dei pazienti operati si è stabilito un programma riabilitativo standard, che prevedeva in 30 sedute di trattamento:

  • Crioterapia
  • Kinetec
  • Mobilizzazione passiva, attivo/assistita del ginocchio
  • Allungamenti muscolare
  • Training della deambulazione
  • Esercizi propriocettivi

Mentre per la restante parte si è applicato un programma di recupero personalizzato integrato dall’utilizzo di esercizi con metodica ISOCINETICA.

Fisioterapia con isocinetica post operazione chirurgica o protesi

ISOCINETICA usata durante la riabilitazione post operazione chirurgica per ginocchio – anca – caviglia – spalla – gomito – mano

Infine si è proceduto con la valutazione di tutti i pazienti tramite test sempre col macchinario. Come per il test pre operazione sono stati valutati:

  • il picco di forza,
  • lavoro totale svolto,
  • potenza media per ripetizione,

Utilizzando velocità di movimento elevate (180, 240 e 300 °/sec), ritenute più pratiche e meno difficoltose ai fini di un corretto svolgimento del test.

I test hanno dimostrato come i deficit muscolari variavano da un minimo di 3,8% ad un massimo di 21,2%. Il gruppo che aveva utilizzato il programma più efficace e personalizzato aveva ottenuto risultati più bassi del deficit, dimostrando l’efficacia del macchinario!

Al termine dello studio si sono esaminati i risultati ottenuti, dimostrando che:

per il gruppo con programma personalizzato si erano quasi dimezzati i tempi di recupero, era migliorata più velocemente la prestazione muscolare e si era ridotto il dolore quasi completamente.

Se vuoi avere più dettagli su questo stupendo macchinario, o su programmi per il ginocchio post protesi, scrivimi cliccando qui.

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Dott. Fabio Marino

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