FISIOTERAPIA PER PROTESI DI GINOCCHIO
Protesi di ginocchio e riabilitazione

di | 30/05/2019

Fisioterapia per protesi di ginocchio

La protesi di ginocchio

fisioterapia per protesi di ginocchio

                          fisioterapia per protesi di ginocchio

La protesi di ginocchio è un dispositivo impiantato per sostituire definitivamente l’articolazione. Solitamente, la causa è un problema degenerativo come l’artrosi.

Quando è necessaria la protesi di ginocchio?

Il medico ortopedico decide di adottare questa soluzione quando l‘artrosi è in uno stadio avanzato. Il paziente manifesta molto dolore ed ha una ridotta mobilità dell’articolazione, oltre alla scarsa funzionalità del ginocchio.

Può essere impiantata una protesi anche per cause traumatiche, a seguito di incidente. Ad esempio, si può intervenire con la protesi se la frattura eventuale non è stata sintetizzata in altro modo (chiodi, placche, viti o fili).

Che cosa può portare all’artrosi?

  • Anatomia alterata dell’articolazione. Ne sono un esempio le ginocchia valghe (“a x”) o vare (“a O”)
  • Sovrappeso.  Equivale ad un sovraccarico delle articolazioni
  • Malattie reumatiche che usurano l’articolazione
  • Degenerazione dovuta all’età. Le persone più a rischio di artrosi sono gli over 60.

Se vuoi saperne di più riguardo all’artrosi, puoi consultare questo nostro articolo.

Sia nel caso di artrosi, che di cause traumatiche, l’obiettivo dell’intervento è ritornare ad avere delle superfici ossee funzionali al movimento del ginocchio.

Il percorso fino alla diagnosi

Il medico, durante la prima visita, si occupa di effettuare l’anamnesi del paziente, ovvero la raccolta dati e l’intervista riguardo ai sintomi precisi. Successivamente, effettua un esame obiettivo del ginocchio, ossia una valutazione osservazionale e palpatoria. Osserva il ginocchio, verificando se è gonfio e tumefatto, se è caldo o rosso, ed effettua una valutazione dei movimenti attivi e passivi. È possibile che il medico decida di prescrivere anche degli esami strumentali di conferma, iniziando con una radiografia del ginocchio in carico con proiezioni sagittali e laterali, per valutare le componenti ossea e articolare. Solo se riterrà opportuno valutare anche i tessuti molli, potranno essere successivamente prescritti altri esami come una risonanza o una TAC.

La protesi

La tipologia di protesi da impiantare è stabilita dall’ortopedico in base alle condizioni del ginocchio. Se è solo parzialmente danneggiato, si può optare per una protesi monocompartimentale. In alternativa, sarà necessario un impianto di una protesi totale in sostituzione dell’intera articolazione. L’intervento è una soluzione definitiva, ma la protesi ha una durata di circa 20 anni; potrebbe essere necessaria una revisione. Pertanto, in pazienti giovani spesso si tende ad aspettare un po’ di anni prima dell’intervento, effettuando fisioterapia di mantenimento. E’ preferibile comunque non aspettare troppo per l’operazione, perchè potrebbe diventare controindicata. Le condizioni cliniche del paziente molto anziano potrebbero controindicare l’operazione ed il recupero diventare più difficile. Durante l’intervento, vengono applicate le nuove componenti sull’osso della tibia e del femore. La cartilagine danneggiata viene asportata e può essere sostituita con una nuova superficie. Dopo l’intervento, sarà fondamentale indossare le calze antitrombo, per evitare la trombosi venosa profonda e utilizzare i farmaci anticoagulanti prescritti. Sarà importantissimo cominciare precocemente la fisioterapia per recuperare il prima possibile i movimenti di flessione ed estensione.

FISIOTERAPIA PER PROTESI DI GINOCCHIO

La riabilitazione di solito inizia quasi subito, dopo la rimozione del drenaggio.

In prima giornata il paziente viene messo seduto, in seconda in piedi ed in terza si provano cautamente i trasferimenti con l’ausilio di stampelle canadesi o deambulatore.

Nei primi giorni dopo l’intervento, il fisioterapista deve occuparsi dell’addestramento del paziente riguardo alle modalità degli spostamenti. Deve quindi insegnargli anche a muoversi e ad effettuare i passaggi posturali. Ad esempio, nel salire e scendere dal letto, sarà più facile utilizzare la gamba sana come sostegno della operata, mettendo il piede sano sotto l’altro.

Nei primi 15 giorni è importante lavorare sullo scollamento della cicatrice e cominciare con la mobilizzazione precoce. Il ginocchio viene movimentato in flessione ed estensione, raggiungendo se possibile i 90 gradi di flessione. Oltre al lavoro manuale del fisioterapista, vengono utilizzati anche degli apparecchi di mobilizzazione passiva motorizzati.

Il cammino…

Il cammino è possibile solo grazie all’utilizzo di stampelle canadesi (o deambulatore nel caso di pazienti anziani), che permettono di non caricare tutto il peso sull’arto operato.

Successivamente, si prosegue con la mobilizzazione passiva e attivo-assistita fino a raggiungere i 100 gradi di flessione del ginocchio.

Nel primo periodo il paziente impara la salita e la discesa dalle scale, utilizzando le stampelle. Viene insegnata la regola per cui nel salire si porta avanti per prima la gamba sana e la stampella, successivamente la gamba operata, effettuando uno scalino alla volta. Al contrario, nella discesa si muove prima la stampella insieme all’arto operato, successivamente l’arto sano.

Si introducono degli esercizi attivi effettuati solo dal paziente, utilizzando anche dei piccoli pesi. Possono essere necessarie più sedute di fisioterapia per raggiungere una flessione simile a quella della gamba non operata (120° contro i 135° circa del ginocchio sano).

Proseguendo con il recupero, si può utilizzare una sola stampella da portare dalla parte opposta alla gamba operata. Le stampelle vengono abbandonate quando il paziente si sente pronto e dopo aver ricevuto l’ok da parte dell’ortopedico. Per un recupero completo ci vogliono dai 30 ai 90 giorni circa. Spesso i pazienti si sentono ritornati al benessere completo dopo 6 mesi dall’intervento.

Gli esercizi di fisioterapia per protesi di ginocchio

Flessione ed estensione della caviglia da supino

Tra i primi esercizi da effettuare vi è la flessione e l’estensione della caviglia, in posizione supina (a pancia in su) sul letto. Si deve muovere la punta del piede verso l’alto e verso il basso per 10 volte. A questo esercizio si può aggiungere la contrazione isometrica del quadricipite.

Fisioterapia per protesi di ginocchio

Contrazione isometrica del quadricipite da supino

Sempre in posizione supina, come movimento isolato o in combinazione con l’esercizio precedente, si chiede al paziente di contrarre il quadricipite mantenendo ferma la gamba. Mentre si muove la punta del piede verso l’alto, si aggiunge una contrazione del quadricipite schiacciando il ginocchio sul lettino. Il movimento può essere facilitato mettendo sotto al ginocchio un piccolo rialzo, che può essere un rotolino, un cuscinetto o una piccola palla.

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Esercizio di flessione da supino con scivolamento del tallone

In posizione supina, con il piede appoggiato al lettino, effettuare una flessione di anca e ginocchio facendo scivolare il tallone sulla superficie. Arrivare fino al limite consentito dal dolore. Questo esercizio verrà poi sostituito dalla flessione del ginocchio senza appoggiare il tallone

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Esercizio di flessione da supino

In posizione supina, effettuare una flessione di anca e ginocchio tenendo la gamba sollevata dalla superficie di appoggio.

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Esercizio di flessione da seduto

Il recupero della flessione di ginocchio può essere effettuato anche da seduto sul bordo del letto. Il piede della gamba sana guida il movimento, spingendo quello dell’arto operato sotto il letto, in modo da aumentare i gradi di flessione

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Esercizio di flessione da prono

La flessione del ginocchio può essere effettuata anche da prono, sia con l’assistenza dell’arto sano, sia attivamente. Possono essere aggiunti dei pesi alla caviglia.

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Esercizio di estensione da supino con supporto

In posizione supina, viene posizionato un supporto (cuscino, rullo) sotto le ginocchia, in modo da tenerle in appoggio e poter estendere verso l’alto la gamba. Possono essere aggiunti dei pesi alla caviglia. La variante senza l’utilizzo del rullo sostituirà questo esercizio.

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Esercizio di estensione da supino

Da supino, partendo con le ginocchia piegate e i piedi in appoggio sul lettino, estendere la gamba verso l’alto. Possono essere aggiunti dei pesi alla caviglia.

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Esercizio di estensione da seduto

Da seduto sul bordo del letto, si può effettuare un’ estensione assistita dall’arto sano, posizionato sotto quello operato. Successivamente, si può effettuare l’estensione libera, utilizzando solo la forza dell’arto operato. Possono essere aggiunti dei pesi alla caviglia.

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Esercizio di estensione da prono

L’estensione può essere recuperata anche da prono (pancia in giù), mantenendo il piede fuori dal lettino con un peso alla caviglia, che aiuterà a ottenere la massima estensione passiva.

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Altri esercizi a lettino

  • sollevamento della gamba tesa da supino
  • sollevamento della gamba tesa in apertura, sul fianco

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Cyclette

Potrebbe essere molto utile utilizzare una cyclette. Inizialmente, si consiglia di tenere il sellino molto alto, per evitare un’eccessiva flessione del ginocchio. Se la pedalata risulta troppo dolente o difficoltosa, si può provare le prime volte ad effettuare solo dei mezzi giri o tentare la pedalata all’indietro. Successivamente, aumentata la forza e l’articolarità, si potrà progressivamente abbassare la sella e aumentare la resistenza.

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Esercizi in piedi

  • Posizionarsi in appoggio con le mani ad una superficie stabile (tavolo, lettino) ed effettuare delle salite sulla punta dei piedi per favorire l’estensione. f
  • Posizionare un piede avanti e uno indietro, entrambi completamente in appoggio, e piegare la gamba davanti mentre si estende la gamba dietro. Alternare le due gambe. In questo modo, si può ottenere sia un aumento della flessione, se l’arto operato è davanti, che un aumento dell’estensione del ginocchio, se l’arto operato è indietro.
  • Si possono anche effettuare degli squat (piegamenti sulle ginocchia) per aumentare la flessione.

 

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Dott. Fabio Marino

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Autore: Dott.ssa Ft Dalila De Blasio

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