LA DIAGNOSI DEI DISORDINI CRANIO-MANDIBOLARI
Quale percorso seguire dopo la Daignosi?

di | 08/12/2018

Come diagnosticare i disturbi cranio mandibolari? Scoprilo in questo articolo!

DIAGNOSI DEI DISORDINI CRANIO-MANDIBOLARI

I disordini cranio-mandibolari racchiudono numerose patologie a carico dell’articolazione temporo-mandibolare, dei muscoli masticatori o di entrambi i distretti.

Abbiamo già visto di cosa si tratta nell’articolo

Disordini cranio-mandibolari, di cosa stiamo parlando?

Vediamo ora qual è il percorso da seguire per una corretta diagnosi

La diagnosi deve essere effettuata in tre passaggi:

  • Formulare un’ipotesi dall’anamnesi
  • Esame clinico/strumentale
  • Integrazione anamnesi-referti clinici

    diagnosi dei disturbi cranio mandibolari

    Anamnesi, esame obiettivo, esame strumentale nei disordini cranio-mandibolari

Anamnesi

Deve essere completa ed esaustiva, deve indagare il tipo di dolore, i fattori scatenanti e tutto quello che può essere correlato al disturbo.

Esame clinico

L’esame clinico per i disordini cranio-mandibolari comprende l’analisi:

  1. Dei movimenti mandibolari
  2. Dell’articolazione temporo-mandibolare
  3. E infine dei muscoli masticatori

1.Per quanto riguarda l’analisi dei movimenti mandibolari, si valuta la simmetria del movimento sia in apertura che in protrusione e lateralità.

Possiamo trovarci davanti a due situazioni: la presenza di una deviazione o di una deflessione.

Si definisce deviazione lo spostamento verso destra o sinistra della mandibola durante l’apertura senza che poi si riporti verso la linea mediana. È data da un ostacolo non superabile all’interno del condilo ed è omolaterale alla deviazione stessa.

articolazione e disturbi temporo-mandibolare

Disturbi cranio-mandibolari: Deflessione

La deflessione è invece uno spostamento della mandibola verso destra o sinistra durante il movimento di apertura per poi riportarsi verso la linea mediana.

Si misura poi l’apertura della bocca a partire dal bordo degli incisivi; nel soggetto sano è di circa 3 dita. L’apertura passiva si ottiene forzando con il pollice e l’indice dell’operatore dopo che il paziente ha raggiunto il massimo dell’apertura volontaria. Normalmente la incrementa di 2/3 millimetri. Si misurano la protrusione e la lateralità nello stesso modo della precedente. Le misurazioni vengono effettuate con calibro o righello.

Riassumendo…

MUSCOLARE

End feel molle

Apertura passiva elevata

Raramente devia in apertura

Protrusione normale

Lateralità normale

ARTICOLARE

End feel duro-elastico

Apertura passiva limitata

Devia in apertura

Devia in protrusione

Lateralità controlaterale ridotta

2.analisi delle articolazioni temporo-mandibolari

Palpazione: occorre utilizzare una scala numerica di valutazione sia per le articolazioni che per i muscoli (0 nessun dolore – 1 sensibilità alla pressione – 2 dolore – 3 forte dolore con riflesso protettivo)

Come   effettuare la palpazione?

Imprimendo una forza di circa 800 g ed effettuando una pressione statica e bilaterale.

Fisioterapia per articolazione temporo-mandibolare

Analisi delle ATM e dei muscoli masticatori nei disturbi cranio-mandibolari

3.analisi dei muscoli

Occorre valutare:

  • Consistenza del muscolo
  • Volume massa muscolare
  • Tono muscolare
  • Punti trigger

La forza applicata è di circa 2 kg per i muscoli extraorali mentre è solo di  1 kg per quelli intraorali. Si utilizza la tecnica di piatto o bi-digitale; in entrambi i casi si comincia dall’inserzione e si esegue col muscolo a riposo. I muscoli che andremo a testare sono dunque il temporale, il massettere, lo pterigoideo mediale, i sovraioidei e lo sternocleidomastoideo.

A questo punto possiamo procedere con il trattamento fisioterapico che puoi leggere in questo articolo.

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